VEGLIA
di
Giuseppe Ungaretti

  1. Un'intera nottata
  2. buttato vicino
  3. a un compagno
  4. massacrato
  5. con la sua bocca
  6. digrignata
  7. volta al plenilunio
  8. con la congestione
  9. delle sue mani
  10. nel mio silenzio
  11. ho scritto
  12. lettere piene d'amore


  13. Non sono mai stato
  14. tanto
  15. attaccato alla vita

Un’intera (sottolinea la pena e l’orrore per quella lunga vicinanza forzata) notte sdraiato (buttato: quasi come un corpo inerme, perché costretto a rimanere immobile in quella posizione per evitare spari che potrebbero uccidere anche lui) accanto al cadavere di un compagno massacrato (questa parola occupa un intero verso a rafforzare l’atrocità di quella morte) con la bocca  contratta in una orrenda smorfia di dolore (digrignata: la deformazione dei tratti del compagno morto in una maschera d’orrore; questa immagine priva la scena di ogni eroismo),  rivolta verso la luna piena (volta al plenilunio l’immagine della luna trasmette pace, serenità, in netto contrasto con l’immagine di morte e violenza della scena), con le sue mani contratte e congestionate (congestione: l’accumulamento rapido del sangue rende gonfie e livide le mani del morto - metonimia) che penetrano (penetrata - metafora) fin nel profondo dei miei pensieri (nel mio silenzio) ho scritto lettere piene d’amore (la contrapposizione tra vita e morte è totale: alla morte il poeta oppone la vita ”della scrittura” per recuperare i lontani legami affettivi e come reazione alla disperazione).

 Non sono mai stato tanto attaccato alla vita (vi è dello stupore da parte del poeta per questa istintiva reazione che lo porta a sentirsi tanto legato alla vita. La stupita constatazione è messa in rilievo dalla pausa che stacca gli ultimi tre versi dal resto della poesia e dalla rima al mezzo stato/attaccato).

 

Commento: Con questa lirica Ungaretti parla di una sua allucinante esperienza di guerra. I versi descrivono una notte passata dal poeta al fronte accanto al corpo di un compagno ucciso, con il viso sfigurato dal dolore, le mani irrigidite dalla morte. La reazione del poeta è un istinto vitale irrefrenabile ed una ribellione disperata al destino di morte ed egli, pur avendo di fianco il compagno massacrato, durante la lunga notte in trincea, scrive lettere piene d’amore e dichiara un prorompente sentimento di attaccamento alla vita: non solo alla propria vita personale, ma a quella che è un bene comune, un diritto fondamentale di tutti gli uomini.
La contrapposizione vita/morte costituisce il fulcro della lirica e sullo sfondo permane la denuncia dell’assurdità delle guerre, di ogni guerra.
Fa parte della raccolta Allegria, sezione Il Porto Sepolto.
Forma metrica: Versi liberi. Si ritrovano i modi dell’espressionismo nell’estrema semplicità del linguaggio e nella crudezza delle immagini. Il ritmo è lento con pause determinanti per isolare le singole immagini e mettere in rilievo il significato dei vocaboli più angoscianti, evidenziando la disumanità della situazione.

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