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IL LAMPO
di
Giovanni Pascoli

  1. E cielo e terra si mostrò qual era:
  2. la terra ansante, livida, in sussulto;
  3. il cielo ingombro, tragico, disfatto:
  4. bianca bianca nel tacito tumulto
  5. una casa apparì sparì d'un tratto;
  6. come un occhio, che, largo, esterrefatto,
  7. s'aprì si chiuse, nella notte nera.

Il cielo e la terra apparvero (si mostrò: perché illuminati improvvisamente dal chiarore del lampo) quali erano:

La terra ansimante  (ansante: sembra respirare affannosamente durante il temporale, come un essere umano in agonia),  di un colore plumbeo (livida) e sconvolta (in sussulto); il cielo pieno di nuvole (ingombro), cupo (tragico) e sconvolto (disfatto): una casa bianchissima (bianca bianca = anadiplosi, l'accostamento di due aggettivi conferisce valore superlativo) appare all’improvviso (d’un tratto) e subito scompare (apparì sparìossimoro e asindeto dato dall’accostamento delle due forme verbali senza segni di interpunzione) nel silenzioso sconvolgimento ( tacito tumulto = ossimoro e allitterazione; tacito nel senso di taciturno perché non è ancora scoppiato il tuono); come un grande occhio (come un occhio - similitudine; come l’occhio del morente che si apre un’ultima volta) che atterrito (esterrefatto) si apre e si chiude (s'aprì e si chiuse) nel buio della notte (nella notte nera: allitterazione).

Commento: "Il lampo" viene pubblicata per la prima volta nella terza edizione di Myricae, nella sezione "Tristezze". Dal carteggio di Pascoli emerge che questa poesia si riferisce alla morte del padre e al suo ultimo sguardo da morente.
E’ una poesia fortemente simbolica e in essa domina il senso visivo.
Il paesaggio appare, improvvisamente, per un fugace lampo che, squarciando la notte, illumina una casa: l’immagine è una metafora della brevità della vita, della sua precarietà.
La casa viene descritta attraverso il colore bianco, per segnarne l'aspetto positivo come rifugio di fronte al temporale e simboleggia il "nido" familiare. Alla casa e al colore bianco che la differenzia, si contrappone il nero della notte con sensazioni opposte di paura e angoscia.
Il valore simbolico è reso evidente dalla personificazione degli elementi naturali: la terra è ansante; il cielo è tragico. Gli aggettivi utilizzati descrivono le reazioni fisiche e psichiche tipiche dell’essere vivente che prova paura, pur essendo riferiti a elementi della natura. Il climax ascendente (vedi gli aggettivi riferiti al cielo e alla terra: ansante, livida, in sussulto e ingombro, tragico, disfatto) sottolineano il passaggio ad una condizione sempre più disperata.
Anche la casa è umanizzata, la bianchezza estrema evidenziata dall’anadiplosi, richiama il pallore di un volto in preda alla paura, e la similitudine con l’occhio, degli ultimi due versi, rende l’idea dell’attonito sgomento degli esseri viventi di fronte alle tempeste della vita.
Forma metrica: Ballata piccola di endecasillabi. Due strofe (un verso-strofa e una sestina); Rime libere. Schema: A, BCBCCA.
La lirica apre con un verso isolato per mettere subito in rilievo il soggetto trattato.
Il testo è molto breve ma accuratamente costruito.

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