Quando in un verso si conteggiano le sillabe è necessario tener conto che il computo metrico non corrisponde sempre con quello grammaticale, poiché è soggetto alle figure metriche (sineresi, dieresi, sinalefe e dialefe) che intervengono alterando la nozione stessa di sillaba. Molto spesso nello stesso verso si trovano più figure metriche. Sinalefe e dialefe agiscono sul legame fra due parole contigue; la sineresi e la dieresi, agiscono analogamente, ma all’interno di una parola.
Sinalefe (dal greco
synaléipho "confondo insieme"), consiste nella fusione di due vocali contigue, appartenenti a parole diverse che vanno a formare un’unica sillaba metrica (in sostanza, è come se si verificasse un’elisione, anche se non compare il segno grafico dell’apostrofo).
Esempi:
"Sol
o e pensos
o i più deserti campi…"
(Petrarca,
Canzoniere,XXXV, v.1) - si contano tredici sillabe; in realtà si tratta di un endecasillabo, perché contiene due sinalefi, "Solo-e" e "pensoso-i".
"Dolc
e e chiara è la nott
e e senza vento…"
(G. Leopardi,
La sera del dì di festa, v.1)
"…e tu non torn
i ancor
a al tuo paese!…"
(G. Pascoli,
Lavandare, v.8).
"…
e il naufragar m’è dolc
e in questo mare."
(G. Leopardi,
L’infinito, v.15);
"…nel mut
o orto solingo…"
(G. Carducci,
Pianto antico, v.5).
Dialefe (dal greco
dialéipho, "separo"), è una figura metrica che consiste nel tenere distinte, nel computo delle sillabe, due vocali, di cui una alla fine di una parola e una all’inizio della successiva (la dialefe è dunque il fenomeno opposto alla sinalefe).
Esempi:
"…tant’era pien di sonno a quel punto…"
(Dante,
Inferno, Canto I)
va scandito così tan -t’erapiendisonnoaquelpunto, ottenendo il computo di undici sillabe metriche.
"…vedi colà un angel che si appresta…"
(Dante,
Purgatorio, Canto XII)
va scandito così vedicolàunangelchesiapprestra.
Dieresi (dal greco
diáiresis,, "separazione"), è un artificio della lingua poetica che consente di dividere in due sillabe un nesso vocalico che normalmente ne costituisce una sola, cioè due vocali che normalmente costituiscono dittongo formano invece uno iato, in genere indicato graficamente ponendo il segno diacritico (due puntini posti sopra la prima delle due vocali).
Esempi:
"…Dolce color d’or
ï/ental zaffiro…"
(Dante,
Purgatorio, I, v.13)
"…orïental…" va letto come se fosse scandito in quattro sillabe ("o-ri-en-tal").
"…A te convien tenere altro v
ï/aggio…"
(Dante,
Inferno, Canto I)
"…lui folgorante in sol
ï/o…"
(A. Manzoni,
Cinque maggio, v.13.)
"…e arriso pur di vis
ï/on leggiadre…"
(G. Carducci,
Funere mersit acerbo, v.10 .)
"…con oz
ï/ose e tremule risate…"
(G. Pascoli,
I puffini dell’Adriatico, v. 6.)
Sineresi (dal greco
synáiresis, "il prendere insieme"), fenomeno opposto alla dieresi, è un artificio della lingua poetica che consiste nella contrazione di due sillabe in una all'interno di una parola.
Esempi:
"…morte bella par
ea nel s
uo bel viso…"
(Petrarca,
Canzoniere,Trionfo della morte, v.172)
la sineresi interviene due volte (parea, suo).
"…e fugg
iano, e par
eano un cort
eo nero…"
(G. Carducci,
Davanti San Guido, v.75)
"…ed erra l'armon
ia per questa valle…"
(G. Leopardi,
Il passero solitario, v.4)