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ALLA SERA
Ugo Foscolo


  1. Forse perché della fatal quiete
  2. tu sei l'immago, a me cara vieni
  3. o Sera! E quando ti corteggian liete
  4. le nubi estive e i zeffiri sereni,
  5. e quando dal nevoso aere inquiete
  6. tenebre e lunghe all'universo meni
  7. sempre scendi invocata, e le secrete
  8. vie del mio cor soavemente tieni.
  9. Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
  10. che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
  11. questo reo tempo, e van con lui le torme
  12. delle cure onde meco egli si strugge;
  13. e mentre io guardo la tua pace, dorme
  14. quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

Quartine
Forse perché assomigli (sei l'immago) alla morte (della fatal quiete) a me sei così () cara, o Sera! (o Sera! la sera è personificata attraverso l'iniziale maiuscola)
Scendi sempre desiderata (invocata) e occupi (tieni) dolcemente (soavemente) i miei pensieri più intimi (le secrete vie
del mio cor), sia (e) quando ti accompagnano (ti corteggian) le festose (liete) nuvole (nubi) estive e i piacevoli (sereni) venticelli primaverili (zeffiri; sineddoche), sia (e) quando riversi (meni) sul mondo (all'universo) dal cielo (aere; dieresi) nevoso le lunghe e agitate (inquiete; dieresi) tenebre invernali.

Terzine
Mi fai vagare coi miei pensieri (fantasticare) sulle tracce (su l'orme) che conducono alla morte (nulla eterno), e intanto trascorre (fugge) questo tempo ingrato (reo tempo; è l'epoca corrotta e malvagia in cui il poeta è costretto a vivere), e fuggono insieme ad esso (e van con lui) gli innumerevoli affanni (le torme/delle cure metafora) con cui (onde) [il tempo] si consuma (si strugge) insieme a me (meco).
E mentre io contemplo (guardo) la tua pace, quello spirito (spirto) battagliero (guerrier) che freme dentro di me (ch'entro mi rugge) si acquieta (dorme; la sera con la sua dolcezza rasserena il poeta e insieme agli affanni fa tacere anche i suoi conflitti interiori).

 

Commento: Composto probabilmente tra l’agosto del 1802 e l’aprile del 1803, il sonetto fu collocato dal Foscolo in apertura della raccolta delle sue Poesie. Il Foscolo dedica il suo sonetto alla sera, sottolineando la sua bellezza. La sera è cara al poeta perchè porta ad una calma ed a una pace simili a quelle della morte. L'analogia sera-morte non è intesa in senso drammatico ma in senso positivo e rasserenante. Il componimento è diviso in due parti ben distinte: la prima (le due quartine) in cui prevale il momento descrittivo-contemplativo che vede come protagonista la sera stessa con tutte le sue caratteristiche; la seconda (le due quartine), invece, in cui prevale l'aspetto soggettivo-meditativo ed il soggetto lirico è il poeta che parla delle sue vicende personali e delle sue sofferenze.
Forma metrica: Il sonetto, di endecasillabi rimati, presenta uno schema classico di quattro strofe, di cui due quartine e due terzine. La presenza di latinismi rivela la formazione classica del poeta e il suo legame con la tradizione (aere, secrete, reo, torme, cure). Sono frequenti gli enjamblements (versi: 1,2,3,5,6,7,9,10,11,12,13). Tutto il componimento si fonda sul rapporto "io"-"tu": tu sei l'immago; a me [tu] si cara vieni; vagar mi fai co' miei pensieri e mentre io guardo la tua pace.
Allitterazione al verso 14.
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