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SAN MARTINO
di
Giosué Carducci

  1. La nebbia a gl'irti colli
  2. Piovigginando sale, 
  3. E sotto il maestrale
  4. Urla e biancheggia il mar; 
  5. Ma per le vie del borgo
  6. Dal ribollir de' tini
  7. Va l'aspro odor de i vini
  8. L'anime a rallegrar. 
  9. Gira su' ceppi accesi
  10. Lo spiedo scoppiettando:
  11. Sta il cacciator fischiando
  12. Su l'uscio a rimirar
  13. Tra le rossastre nubi
  14. Stormi d'uccelli neri,
  15. Com'esuli pensieri,
  16. Nel vespero migrar.

La nebbia, sciogliendosi in una lieve pioggerella, risale per le colline rese ispide (irti colli, perchè i loro alberi in autunno sono spogli e scheletrici) dalle piante ormai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nordovest (maestrale), il mare in burrasca é bianco di spuma e rumoreggia frangendosi sulla scogliera (urlapersonificazione del mare).

Ma (la congiunzione avversativa serve per contrapporre al paesaggio desolato la vivacità del borgo in piena attività) per le vie del piccolo paese contadino (borgo: Bolgheri il paese dell'infanzia di Carducci) si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto (ribollir de’ tini - metonimia), l’odore aspro (aspro odor - sinestesia) del vino nuovo che rallegra i cuori [Allitterazione - la ripetizione del suono r nella seconda strofa le conferisce un timbro festoso] .

E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione (Gira…scoppiettando - anastrofe); e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che,

a contrasto con le rosse (rossastre, per la luce del tramonto) nubi, sembrano neri, come quei pensieri (similitudine uccelli-pensieri) che  che si vorrebbe mandar via lontano (esuli.. migrar) al tramonto (vespero, l'ora del vespro, coincidente all'incirca con il tramonto).

Commento: Bozzetto paesaggistico: siamo in Maremma e d’autunno (il giorno di San Martino é l’11 novembre, autunno avanzato, nella tradizione contadina rappresentava la fine del lavoro nei campi e l’inizio della svinatura). Alla malinconia del tramonto autunnale il Poeta contrappone l’atmosfera festosa di un borgo (Bolgheri, luogo caro al Poeta) dove si preparano gli spiedi ed ovunque si diffonde il profumo del mosto che fermenta. Sull’uscio di una casa un cacciatore osserva degli uccelli neri nel cielo che migrano, andandosene come tristi pensieri.
L’inquietudine interiore del Poeta é ben simboleggiata dall’immagine degli uccelli neri che come esuli pensieri volano lontano verso il tramonto.
Forma metrica: é un’ode anacreontica (come "Pianto antico") composta da quattro quartine di settenari con schema ABBC. L'ultimo settenario di ogni strofa é tronco e ha rima identica nelle quattro quartine. Il lessico é per lo più colloquiale e il ritmo é reso agile dai versi brevi.


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