Home page >> Poesie italiane >> Eugenio Montale: Non chiederci la parola

NON CHIEDERCI LA PAROLA
di
Eugenio Montale

  1. Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
  2. l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
  3. lo dichiari e risplenda come un croco
  4. perduto in mezzo a un polveroso prato.
  5. Ah l'uomo che se ne va sicuro,
  6. agli altri ed a se stesso amico,
  7. e l'ombra sua non cura che la canicola
  8. stampa sopra uno scalcinato muro!
  9. Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
  10. sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
  11. Codesto solo oggi possiamo dirti:
  12. ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Non (Non: i vari “non” presenti nella poesia stabiliscono la struttura circolare sulla negatività, con un non si apre la lirica e con un non inizia l’ultima strofa) chiedere [a noi poeti] di  spiegare con precisione sotto tutti gli aspetti (parola che squadri da ogni lato) il nostro animo privo di certezze  (informe: che non ha certezze e una solida fisionomia), e con parole  chiare e indelebili (di fuoco) di avere risposte certe e definitive che risplendano come un croco (piante erbacea da cui si ottiene lo zafferano, dal colore giallo-rosso la cui vista spiccherebbe in un arido campo) in un campo grigio e polveroso (polveroso prato: simbolizza l’aridità della vita; con “scalcinato”, “canicola”, “ramo” secco rappresentano elementi connotati da una negatività)
Ah…muro: [il soggetto di questa quartina ha, al contrario del Poeta,  certezze. Il tono esclamativo esprime la commiserazione ironica del poeta nei riguardi di chi vive senza porsi problemi] Ah l’uomo che vive sicuro (senza preoccupazioni e affanni), e si sente in armonia (amico) con se stesso e con gli altri, e non ha paura della sua ombra proiettata dal sole ardente (la canicola) su un muro sgretolato (con tutto quello di inquietante essa potrebbe suggerire). Non domandarci  la formula magica o scientifica che possa darti una piena conoscenza della realtà e certezze sulle quali basare la tua esistenza (la formula…aprirti) ma solo qualche parola incerta e scarna (storta sillaba e secca) come un ramo secco [infatti la poesia montaliana  è una poesia antieloquente, che non ha verità da rivelare, e che non può che avere quindi una forma scarna ed essenziale], solo questo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo e ciò che non vogliamo (ciò che…vogliamo: oggi il poeta può definire solo una condizione negativa dell’esperienza)

Commento: È senza dubbio una delle poesie più celebri e citate di Montale. Si tratta del testo - scritto nel 1923 - che apre la sezione Ossi di seppia della raccolta omonima, e contiene alcune idee essenziali per capire la concezione della poesia e del ruolo del poeta secondo Montale; è divenuta uno dei maggiori emblemi della poetica “negativa” di Montale.
L'autore instaura un dialogo con il lettore stesso - o meglio, quel lettore che esige verità assolute e definitive – parlando a nome dei poeti, come si deduce dall’uso del plurale (Non chiederci), invitandolo a non chiedergli alcuna definizione precisa ed assoluta, né su stesso né sull'uomo in genere, e nemmeno sul significato del mondo e della vita. Egli infatti, a differenza dell'uomo "che se ne va sicuro" perché ignaro ed insieme incurante del senso della propria esistenza, non ha alcuna "formula" risolutiva, ma solo dubbi e incertezze, o tutt'al più una conoscenza negativa. Il poeta può soltanto rappresentare, con poche scarne parole, la precarietà della condizione umana.
Anche in questa poesia, come già in “Meriggiare pallido e assorto”, appare il muro, immagine ricorrente nella poesia di Montale e simbolo del limite che domina la vita dell’uomo.
Forma metrica: tre quartine di versi di varia lunghezza, con numerosi endecasillabi e doppi settenari, variamente rimati. Schema: ABBA CDDC (la prima e la seconda strofa a rime incrociate) EFEF (la terza a rime alternate). Rima ipermetra ai vv.6-7 (canicola fa rime con amico in quanto la sillaba finale la si fonde metricamente con il verso successivo).
Il modulo utilizzato è quello del colloquio con un interlocutore fittizio (un “tu” imprecisato). Il lessico è quotidiano, scarno ed essenziale.


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