1. Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

  2. l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco

  3. lo dichiari e risplenda come un croco

  4. perduto in mezzo a un polveroso prato.

  5. Ah l'uomo che se ne va sicuro,

  6. agli altri ed a se stesso amico,

  7. e l'ombra sua non cura che la canicola

  8. stampa sopra uno scalcinato muro!

  9. Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

  10. sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

  11. Codesto solo oggi possiamo dirti:

  12. ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

 

 

Non: i vari “non” presenti nella poesia stabiliscono la struttura circolare sulla negatività; squadri = spieghi; informe: che non ha certezze positive;

di fuoco = chiare e indelebili.

Croco: genere di piante erbacee cui appartiene lo zafferano, dal colore giallo.

Polveroso prato: riproduce il malessere di vivere; con “scalcinato”, “canicola”, “ramo” secco rappresentano elementi connotati da una negatività.

Ah…muro: il soggetto della quartina ha sicurezze, si sente in armonia con se stesso e con gli altri, e non ha paura delle ombre (con tutto quello di inquietante esse possono suggerire). E’ insomma l’esatto opposto del poeta. Il muro è un’immagine ricorrente nella poesia di Montale destinata a rappresentare la necessità, la costrizione, il limite che domina la vita dell’uomo.

La formula…aprirti = la formula che possa illuminare il senso della realtà, o dare delle certezze.

storta sillaba e secca: una poesia antieloquente, che non ha verità da rivelare, non può che avere una forma scarna ed essenziale.

 

Tema :È senza dubbio una delle poesie più celebri e citate di Montale. Si tratta del testo - scritto nel 1923 - che apre la sezione dei veri e propri Ossi di seppia nella raccolta omonima, e contiene alcune idee essenziali per capire la concezione della poesia e del ruolo del poeta secondo Montale; è divenuta uno dei maggiori emblemi della poetica “negativa” di Montale.
L'autore si rivolge direttamente al lettore - o meglio, a quel lettore che esige dai poeti verità assolute e definitive - invitandolo a non chiedergli alcuna rivelazione, né su stesso né sull'uomo in genere, e nemmeno sul significato del mondo e della vita. Egli infatti, a differenza dell'uomo "che se ne va sicuro" perché ignaro ed insieme incurante del senso della propria esistenza, non ha alcuna "formula" risolutiva, ma solo dubbi e incertezze, o tutt'al più una conoscenza fondata sul contrasto: l'ultimo verso, infatti, è divenuto proverbiale e viene spesso citato da chi rifiuta di presentarsi come depositario di facili verità.


Forma metrica: tre quartine di versi di varia lunghezza, con prevalenza di endecasillabi.