1. Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

  2. arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

  3. il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

  4. di me, con un terrore ubriaco.

  5. Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

  6. Alberi case colli per l’inganno consueto.

  7. Ma sarà troppo tardi, ed io me ne andrò zitto

  8. Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

 

 

 

Forse: l’ipotesi con cui si apre il primo verso segna l’intero componimento.  Il futuro ipotetico ("Forse... vedrò") presenta il "miracolo" (cioè l'epifania del "nulla") come un possibile eppur straordinario evento, che infrange le leggi naturali; aria di vetro = cristallina;  così tersa, limpida e secca da sembrare artificiale, indica il carattere irreale di una simile esperienza ; compirsi = realizzarsi;  nulla: provoca una sensazione di vertigine.

terrore di ubriaco: esprime l'incertezza terrificante di chi ha perso ogni stabile punto di riferimento.

Come…consueto: come sopra uno schermo cinematografico, si proiettano le immagini che a noi sembrano reali (inganno consueto).

Sarà troppo tardi: ormai ha visto il nulla e il poeta ha acquisito una consapevolezza che lo rende diverso da tutti gli altri uomini (gli uomini che non si voltano) che continuano a credere alla realtà apparente

 

   

Tema : Questo testo descrive una rivelazione, una manifestazione improvvisa (epifania) del "nulla", del "vuoto", e dunque dell'assurdità dell'esistenza. Il poeta riesce a cogliere solo per un attimo brevissimo questa sensazione.
La scoperta o l'intuizione del "nulla", del "vuoto", è salutata dal poeta con favore (come "miracolo" appunto) perché corrisponde all'acquisizione della verità contrapposta all'"inganno consueto" (cioè all'apparente realtà delle cose); ma tale scoperta è anche sofferta come spaventosa vertigine.

Dopo la folgorazione - ma fittizie, come le immagini di un film proiettate "s'uno schermo" - tornano nuovamente a profilarsi le cose consuete della realtà, "alberi case colli". Ma appunto, se la vera realtà è il "nulla", gli oggetti dell'esperienza non sono che parvenze ingannevoli. Perciò, dopo la miracolosa esperienza, il poeta non può più tornare alla condizione abituale ma illusoria degli "uomini che non si voltano", cioè sono incapaci di porsi i grandi problemi metafisici e non possono, quindi, attingere alla consapevolezza del "nulla". Tale consapevolezza è per il poeta un privilegio, ma anche una condanna, perché lo obbliga alla solitudine e al silenzio ("me n'andrò zitto"), impossibilitato a svelare il suo "segreto" a chi non potrebbe intendenderlo.
Come ultima notazione, possiamo osservare che "gli uomini che non si voltano", nella loro indifferenza per tutto ciò che non è (o meglio, non appare) qui ed ora, richiamano fortemente l'"uomo che se ne va sicuro" di un altro celebre osso montaliano: Non chiederci la parola.


Forma metrica: Due quartine a rime alterne.