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PAUL GAUGUIN

Paul Gauguin esordisce come pittore di ambito impressionista. Nel 1886 l’esigenza, che sarà in lui sempre più forte, di evadere alla ricerca di un ambiente primitivo, incontaminato dalla civiltà, lo spinge nel villaggio bretone di Pont-Aven, dove già dagli anni sessanta si era formata una colonia di artisti attratti dalla bellezza selvatica del luogo e dal sapore arcaico della sua cultura, fatta di un miscuglio di cristianesimo primitivo e di superstizione.
A Pont-Aven, incontra il giovane pittore Emile Bernard. Di lui lo colpiscono gli ultimi lavori.
Le opere di Bernard sono costruite attraverso ampie campiture di colore dai marcati contorni, con un effetto visivo, privo di profondità e molto decorativo, assimilabile a quello delle vetrate medievali e degli smalti. Gli stessi principi di stile vengono applicati da Gauguin ne LA VISIONE DOPO IL SERMONE. In opposizione all’oggettività dell’impressionismo, l’opera viene delineando un nuovo linguaggio sintetista-simbolista, caratterizzato da grandi campiture cromatiche piatte (che risentono dell’influenza dell’arte giapponese) e soprattutto dalla fusione di dati reali e di elementi visionari. Già pienamente simbolica è poi la connotazione dei colori, che diventano arbitrari e innaturali.

La visione dopo il sermone

La ricerca del primitivo, dell’incontaminato, dell’esotico, ispira i successivi soggiorni di Gauguin a Tahiti: nel 1901 si trasferisce nelle isole Marchesi (dove di lì a poco sarebbe morto).
Tra i primi dipinti realizzati a Tahiti c’è LA ORANA MARIA: una visione da Eden, completata da una grande natura morta in primo piano, cromaticamente giocata sul rosso e blu del pareo e sul giallo delle ali dell’angelo. L’opera è ispirata al tema cristiano della Madonna con il bambino.

La Orana Maria

MANAU TUPAPAU è un nudo “ un po’ indecente”, come scrisse Gauguin, in parte ispirato all’OLYMPIA di Manet.

I colori assumono precisi significati simbolici: il giallo evoca la luce, il giorno; il viola del fondo la paura,la notte.
Nella figura nera si fondono l’autorappresentazione dell’artista e l’immagine animista dello spirito dei morti, in un unico personaggio raffigurato secondo i moti dell’arte egizia, che mescolava frontalità e profilo.

Manau Tupapau

 

Al secondo soggiorno tahitiano risale PARAU API. Svolta sul tema dell’offerta (non è chiaro di che cosa: forse di petali di fiore di mango, oppure di una marmellata di frutti esotici), la tela piacque per l’equilibrio dell’impianto e costituì uno dei capisaldi della successiva grande fortuna dell’artista.

Parau Api

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