|
|
||||||
|
|
Ermo = aggettivo molto poetico che evoca lontananza, la rarità dell’aggettivo spiritualizza il contesto. siepe = ha un significato molto profondo per il poeta, infatti la vede come divisione fra i suoi pensieri e l’eternità; Ultimo = estremo (secondo l’accezione latina). Ma = avversativa, si contrappone a ‘esclude’ del verso precedente: la siepe cioè esclude lo sguardo, non l’immaginazione; Mirando = verbo appropriato al guardare fantasticando.; interminati = sterminati. Quiete = la parola stessa porta con sé l’idea di morte (la fatal quiete – sonetto ‘alla sera’ di Foscolo); fingo = immagino. Ove …spaura = vertigine nel percepire l’infinito. Cor = sinonimo di “sentimento, animo”. ß paragona le piccolezze dell’uomo alla piccola voce del vento che soffia tra le piante del colle, e vi contrappone l’eternità del silenzio paragonata all’umanità. Mi sovvien = mi si presenta alla mente. Lui riesce a vedere oltre la siepe l’eternità. le morte stagioni = le età passate. Così = comparando l’effimero con l’eterno emerge il suo desiderio di lasciarsi andare (s’annega = si smarrisce) nella quiete dell’infinito. Naufragar…mare = esprime uno smarrimento piacevole. Per il poeta è fonte di meravigliosa dolcezza annullare la sua coscienza nella vastità dell’infinito. |
|
||||
|
Tema : L’infinito è uno dei più noti idilli leopardiani. La poesia presenta e descrive il monte Tabor a Recanati sul quale Leopardi si recava per contemplare una siepe che rappresentava per lui una barriera tra il mondo esterno e i suoi pensieri. Recarsi in quel luogo gli serviva appunto per pensare e staccarsi dalla realtà. Stando seduto a osservare, immagina spazi interminabili oltre la siepe, silenzi che superano ogni possibilità di comprensione da parte dell’uomo e una quiete assoluta dove il cuore prova quasi smarrimento (“ove per poco il cor non si spaura”). Le sue riflessioni perdono ogni definizione logica in questo infinito che si estende senza confini nello spazio e nel tempo. Per egli la fonte di meravigliosa dolcezza è l’annullare la sua coscienza nella vastità dell’infinito. Il messaggio che Leopardi ci vuole comunicare che tutte le cose reali naufragano nell’infinito e tutte le loro imperfezioni sono contenuta nelle perfezioni di quest’ultimo.
Forma metrica: Componimento di quindici versi, endecasillabi sciolti. L’uso dei dimostrativi gli permette di giocare tra il finito e l’indefinito (per esempio: quest’ermo colle, questa siepe rappresentano il finito, oggetti concreti, e poi il pensiero fugge avanti con, al di là di quella, verso l’indefinito). |
||||||