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TACI ANIMA STANCA DI GODERE |
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Taci, anima stanca di godere e di soffrire (all'uno e all'altro vai rassegnata). Nessuna voce tua odo se ascolto: non di rimpianto per la miserabile giovinezza, non d'ira o di speranza, e neppure di tedio. Giaci come il corpo, ammutolita, tutta piena d'una rassegnazione disperata. Noi non ci stupiremmo, non è vero, mia anima, se il cuore si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato... Invece camminiamo. camminiamo io e te come sonnambuli. E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne che passano son donne, e tutto è quello che è, soltanto quel che è. La vicenda di gioia e di dolore non ci tocca. Perduta ha la sua voce la sirena del mondo, e il mondo è un grande deserto. Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso. |
Taci: il tono asciutto di questo inizio rivela da subito il rifiuto del Poeta per ogni forma di abbandono sentimentale; all'uno e all'altro vai rassegnata: remissiva ad accettare sia la gioia quanto la sofferenza. L'apatia dell'atteggiamento decadente sfuma nello stoicismo. Nessuna voce: l'anima è assente, muta, non manifesta nessuna reazione, è completamente passiva; miserabile:non nel senso di abietta, ignobile quanto inteso come vacua, futile. Giaci come il corpo: il paragone con il corpo contribuisce a rendere ancora più incisiva l'immagine della resa senza nessuna possibilità di scampo in relazione alla sua caratteristica di essere materiale e perituro. Non ci stupiremmo: niente può scuotere quest'anima completamente annientata, neppure la morte; non è vero, mia anima: il poeta amorevolmente si confida e confronta con la propria anima (ricorda Leopardi: "Or poserai per sempre/stanco mio cor..." , A se stesso, vv.1-2). Invece camminiamo: dato che la morte non arriva, il Poeta unito alla sua anima, prosegue il suo cammino incerto e vacillante come quello dei sonnambuli (come sonnambuli) in una sorta di automatismo. Perduta...del mondo: ogni illusione è perduta ed anche l'amore (la sirena del mondo; ricorda D'Annunzio "...O Diversità, sirena/del mondo...", Maia, vv.62-63) è muto e non rimane che un mondo arido e vuoto (il mondo è un grande deserto: tipica metafora vita=deserto; anche qui ricorda Leopardi). deserto: la ripetizione del termine fonicamente dà una sensazione d'eco, come d'un rimbombo interiore. Il poeta, rassegnato guarda se stesso con un senso di estraneità (con asciutti occhi), si riconosce infinitesima parte di quel mondo alienato e deserto. |
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Tema: "Taci, anima stanca di godere", apre la raccolta Pianissimo, pubblicata nel 1914, e ne riassume le tematiche principali di aridità esistenziale e sostanziale estraniamento dal mondo. La lirica, rivolta dal poeta a se stesso, riprende un modulo della tradizione poetica (vedi Leopardi con la poesia "A se stesso") e trasmette in maniera estremamente efficace il senso di solitudine e isolamento dell'uomo, sia nella società contemporanea di cui rappresenta un elemento estraneo, sia nella natura dalla quale non può giungergli alcun conforto e protezione. Lo smarrimento della propria identità viene espresso con estrema asciuttezza, senza alcun pathos. Si tratta di un poesia originalissima con modalità stilistica che tende al prosastico e al disadorno, un uso della parola essenziale e scarno, senza alcuna aulicità, e con una ritmica estremamente scabra.
Metrica: endecasillabi sciolti, cui si alternano versi più brevi (quaternari, settenari e novenari), prevalentemente settenari. Frequenti enjamblements. |
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