1. La nebbia a gl'irti colli

  2. Piovigginando sale, 

  3. E sotto il maestrale

  4. Urla e biancheggia il mar; 

  5. Ma per le vie del borgo

  6. Dal ribollir de' tini

  7. Va l'aspro odor de i vini

  8. L'anime a rallegrar. 

  9. Gira su' ceppi accesi

  10. Lo spiedo scoppiettando:

  11. Sta il cacciator fischiando

  12. Su l'uscio a rimirar

  13. Tra le rossastre nubi

  14. Stormi d'uccelli neri,

  15. Com'esuli pensieri,

  16. Nel vespero migrar.

 

 

L'inizio consiste in una descrizione della natura (aperta) di connotazione malinconica: La nebbia, sciogliendosi in una leggera pioggerella, risale per le colline rese quasi ispide (irti colli, perchè i loro alberi sono spogli e stecchiti)dalle piante ormai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nordovest (maestrale), il mare rumoreggia frangendosi sulla scogliera, con onde dalla bianca spuma (urla e biancheggia, è una sinestesia, ovvero unione di più sensi).

Segue la descrizione della vita operosa del borgo (natura chiusa, legata alla natura aperta della prima parte dalla rima in "AR"): Ma per le vie del piccolo paese contadino (borgo: Bolgheri il paese dell'infanzia di Carducci) si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto, l’odore aspro del vino nuovo che rallegra i cuori. 

E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione; e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che, a contrasto con le rosse (rossastre, per la luce del tramonto) nubi, sembrano neri, come quei pensieri che  che si vorrebbe mandar via lontano (esuli.. migrar) al tramonto (vespero, l'ora del vespro, coincidente all'incirca con il tramonto.

   

 

  

Tema: Bozzetto paesaggistico: siamo  in Maremma e d’autunno. Il primo novembre nella società contadina era il giorno dei trasferimenti.

Alla genesi della poesia  non fu certo estraneo un lungo soggiorno a Roma nell’ottobre 1883, durante il quale il poeta ebbe modo di osservare bene la vita corrotta che vi si svolgeva; per contrasto, il viaggio di ritorno attraverso la Maremma lo portò a rievocare la semplicità agreste della terra della sua infanzia, ancora immune dall’ipocrisia e dall’artificiosità dominanti nella capitale.

 

Forma metrica: è  un’ode anacreontica (come "Pianto antico") composta da quattro quartine di settenari con schema ABBC. L'ultimo settenario di ogni strofa è tronco e ha rima identica nelle quattro quartine.