VISIONE (LX)

   

 

 

 

 

  1.     Il sole tardo ne l'invernale

  2. ciel le caligini scialbe vincea,

  3. e il verde tenero de la novale

  4. sotto gli sprazzi del sol ridea.

  5.     Correva l'onda del Po regale,

  6. l'onda del nitido Mincio correa.

  7. Apriva l'anima pensosa l'ale

  8. bianche de' sogni verso un'idea.

  9.     E al cuor nel fiso mito fulgore

  10. di quella placida fata morgana

  11. riaffacciavasi la prima età,

  12.     senza memorie, senza dolore,

  13. pur come un'isola verde, lontana

  14. entro una pallida serenità.

 

tardo: lento a sorgere.

caligini scialbe = nebbie pallide, di un grigio pallido, smorto.

verde tenero = l'erba appena nata, la nuova erba; novale: (lat.) il maggese, il campo rimesso a cultura dopo un anno di riposo, che assieme al "sole tardo" si fa emblema di rinascita.

ridea = brillava.

Correva/correa = per Carducci più dei fiumi conta il loro fluire, emblema di vita risorta; regale = il Po è regale perché è il più importante fiume italiano ed il senso di maestà deriva anche dall'ampiezza del corso, dall'abbondanza delle acque; nitido = limpido, trasparente.

l'ale...sogni = è una metafora che esprime lo sfumare del paesaggio in una visione della mente in maniera lieve e delicata; un'idea = un ricordo, un'immagine.

fiso...fata morgana = miraggio immateriale, visione illusoria (propriamente si tratta di un fenomeno ottico prodotto dalla rifrazione dei raggi del sole nei deserti e negli stretti marini); fiso perchè fermo, immobile e quindi senza inquietudine, sereno.

la prima età = la giovinezza.

pur = soltanto.

pallida serenità = sfumata, come avvolta nella nebbia (allude al carattere magico della visione).

 
 

Tema: Il testo fu composto nel febbraio del 1883 a Verona, dove il poeta era ospite di Dafne e Carlo Gargiolli. Fu pubblicato (sulla "Domenica letteraria") il 18 febbraio 1883, col titolo di "Rêverie", avrebbe acquisito il titolo definitivo nelle Rime Nuove (1887). Carducci affermò "Rêverie fu composta proprio con l'intendimento di conseguire un certo effetto estetico specialmente, ma non soltanto, per mezzo di una variata armonica disposizione di sillabe, di suoni, di cadenza" (Lettere, XIV,172).

Il poeta descrive il paesaggio invernale di nebbia e sole dell'inverno padano, tra Mincio e Po. La descrizione sfocia in una contemplazione paesistica evaporante, che si precisa a poco a poco come un riaffacciarsi alla mente della stagione della giovinezza, della "prima età", entrambi, visione paesistica e ricordo, privi di un contenuto esatto o di un riferimento preciso.

 

Forma metrica: Sonetto di doppi quinari (endecasillabi catulliani), secondo l'esempio di Parini, con schema ABAB, ABAB, CDE, CDE.