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Meriggiare
pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia |
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Meriggiare = trascorrere il
pomeriggio; il modo infinito dilata l’azione.
Veccia = pianta erbacea.
Biche = mucchietti di terra
che si trovano vicino ai formicai.
Scaglie di mare: il sole fa
scintillare la distesa del mare, dando l’impressione che sia composta da
scaglie.
Scricchi: il frinire delle
cicale è simile a uno scricchiolio.
Calvi picchi = le cime delle
alture, prive di verde.
In
questo…bottiglia:
esprime la sua concezione dolorosa della vita con un’immagine icastica;
la vita è camminare vicino a questo muro rovente. |
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Tema
:
Meriggiare pallido e
assorto è uno dei
primi componimenti di Montale, appartenente alla prima raccolta, Ossi di
seppia, pubblicata nel 1925. Vi compare il motivo predominante della
raccolta, quello del paesaggio arido e scarnificato, assolato della Liguria (che
viene citato non descritto). Qui è un orto battuto dal sole nelle ore più calde
del giorno, un luogo come sospeso in un’eternità senza tempo, fermato in una
fissità che lo assolutizza.
Il poeta stesso, assorto in questo spazio chiuso, gravato dalla calura, quasi
scompare in esso diventando un’entità impersonale, indeterminata, senza spazio e
senza tempo, quasi cosa tra le cose, come suggerisce l’uso dell’infinito
ripetuto nelle quattro strofe in posizione metrica forte («meriggiare»,
«ascoltare», «spiar», «osservare», «sentire»).
Manca quel «tu» di molte altre liriche, a ribadire il carattere universalistico,
esemplare della situazione vissuta che tende a porsi al di là di riferimenti
biografici e storici (la storia personale del poeta prevale invece nelle
raccolte successive).
Forma metrica: tre quartine e una strofa
di cinque versi comprendenti endecasillabi, decasillabi e novenari.
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