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mezzo grigio e mezzo nero: la metà grigia è quella non ancora arata, mentre la metà già arata è quella nera. Vapore: nebbia, dà l’impressione di un fumo che sale dal terreno. gora: canale (di mulino o d'irrigazione). lo sciabordare: il rumore dei panni battuti con forza nell'acqua.
nevica la frasca: cadono le fronde, ci dà l'idea delle foglie che cadono dagli alberi come fiocchi di neve. come....aratro: similitudine, in cui la donna abbandonata è paragonata all’aratro in mezzo al campo deserto. maggese: campo lavorato in maggio e lasciato poi a riposo fino all'autunno o all'anno seguente. |
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Tema: La poesia viene inserita nella terza edizione di Myricae e appartiene alla sezione “ L’ultima passeggiata” ed è un quadretto di vita rustica, di vita semplice. Il poeta ascolta il canto di un gruppo di lavandaie al lavoro: un canto triste, che accenna ad una situazione di abbandono e solitudine la quale sembra trovar corrispondenza nello spoglio paesaggio autunnale e soprattutto nell’aratro dimenticato in mezzo alla campagna. La poesia è circolare perchè si inizia con l’aratro e si termina sempre con esso. E' una poesia composta da percezioni sensoriali: nella prima strofa si ha una percezione visiva (nella descrizione dell’aratro abbandonato in mezzo al campo); nella seconda strofa si ha una percezione uditiva (le lavandaie che cantano); nell’ultima strofa, si ha una contrapposizione del lato uditivo a quello visivo all’interno dello stesso verso, facendo sentire il soffio del vento e facendo vedere le foglie che cadono. Pascoli in questa poesia affronta la problematica della solitudine e della speranza nell’attesa del ritorno di persone care, la cui attesa non è altro che una sofferenza
Forma metrica: Madrigale con rime; tipo di componimento: 2 terzine di endecasillabi e una quartina anch'essa di endecasillabi. Si noti che la rima frasca/rimasta è una rima non perfetta, adottata da Pascoli per una volontà di allusione anche metrica alla poesia popolare, per riprodurre le forme del canto popolare e, quindi, per dare un’impressione di monotona semplicità.
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