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IL PALOMBARO |
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Il Palombaro è una poesia visiva e rappresenta una serie di disegni "a tema" caratterizzati da linee intenzionalmente infantili con commenti e scritte con calligrafia da scolaro. Il testo è caratterizzato dalle immagini a cui vengono accostate parole e descrizioni; in sostanza si tratta di analogie disegnate. Parole e forme disegnate sono disposte in modo da creare la sensazione di un movimento ondulante, tipico dei fondali marini, e conferiscono all'ambiente sottomarino una scenografia pulsante di vita. La poesia visiva racconta l’immersione di un Palombaro in un mondo ricco come quello sottomarino. Secondo i canoni futuristi, e la consuetudine di Govoni, abbondano metafore e analogie, per citarne alcune: - la medusa viene definita "ombrello di mendicante"; - i rametti di corallo vengono definiti "primavera metallizata dei coralli"; - l'oloturia è il "sacco verminoso di cenciaiuolo"; - l'attinia (chiamata anche anemone di mare) viene indicata come il "ceppo insanguinato dove lasciarono i capelli serpini le sirene decapitate"; - il Palombaro, munito di accetta, costituisce uno dapprima uno "spauracchio", un "burattino inteso a divertire i pesci", un "acrobata profondo", ma poi diventa un "becchino mascherato che ruba cadaveri d’annegati", "assassino ermetico", "boia sottomarino". E' quindi una presenza esterna e minacciosa collegata con l'esterno tramite una "lenza" "cordone ombelicale", proveniente dalla superficie del mare.
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Questo componimento fa parte della raccolta "Rarefazioni e parole in libertà" che esce a Milano nel 1915 per le edizioni di "Poesia", in essa sono raccolte 4 poesie visive e una serie di tavole parolibere, tecnica che costituisce uno dei cardini della poetica futurista. E' considerata la raccolta più futurista di Govoni ed è dedicata a Marinetti. La poesia visiva, che coinvolge lettura e vista, è finalizzata a trasmettere i contenuti tramite le parole e i disegni, che sono tra loro complementari.
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