Tema: Alle fronde dei salici è la lirica d'apertura contenuta nell’opera poetica “Giorno dopo giorno”. Questa raccolta testimonia il “momento civile” della produzione di Quasimodo, ispirato alla situazione ed alle vicende italiane durante la seconda guerra mondiale. Il poeta fa sua l’espressione di sconforto di un profeta ebraico durante l’esilio del suo popolo a Babilonia: “Abbiamo appeso ai salici le nostre cetre...Come potremmo cantare in terra straniera?”. Con accenti e immagini bibliche Quasimodo dichiara le ragioni del tacere della poesia in tempo di guerra: di fronte all’oppressione straniera, ai morti abbandonati, alle sofferenze dei bambini, alle torture, il poeta rinuncia, si chiude nel silenzio, sacrificando il suo bene più prezioso: la poesia; così come gli ebrei, durante la prigionia in Babilonia, non riuscivano a cantare i loro salmi ed avevano appeso le loro cetre sulle fronde dei salici. Anche l’arte muore, quando muoiono i sentimenti più elementari di pietà e di umanità; di conseguenza la cetra, strumento e simbolo della poesia, rimane appesa agli alberi, inutilizzata, in attesa che tornino le condizioni del vivere civile. Quasimodo esprime la sua concezione della poesia: il poeta deve essere attento al mondo circostante e provare dei sentimenti per esso, talvolta talmente forti da impedirgli di comporre. La poesia cioè non deve essere estranea al mondo, ma avere un ruolo sociale attivo, contribuendo allo sviluppo della società.
Forma metrica: Endecasillabi sciolti. La poesia procede con un andamento veloce ed inizia con una domanda retorica (“E come”) per terminare con una spiegazione finale che esprime la rassegnazione del poeta sull’impotenza della poesia a risolvere le sorti della guerra.