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Cinerëo: Che ha un colore grigio simile a quello della cenere d'erbaiola...carro: riferimento alla "quiete dopo la tempesta" di Leopardi assunta però per contrasto a quanto in quella poesia appariva segno di rinnovata letizia; ilare: Che mostra contentezza la torre di piazza: la torre del palazzo del comune di Bologna, in piazza San Petronio; mondo lungi dal dì: un mondo quasi fuori dal tempo. Picchiano...a me: il picchiare degli uccelli contro i vetri (ma raminghi/sperduti e appannati ribadiscono il colore fosco sia del cielo che dell'anima) si tramuta con un trapasso inatteso nel richiamo degli amici morti, che ritornano (spiriti reduci) con il loro sguardo silenzioso, quasi un tacito invito, al quale il poeta risponde nel distico conclusivo (il tema dei morti diventa poi un tema ossessivo in Pascoli, allievo di Carducci). indomito: non rassegnato, che vuole ancora vivere. |
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Tema: Giosuè Carducci scrisse questa elegia, che chiude le odi barbare, nel 1881, ed in essa riflette la tristezza di un momento particolarmente buio per il poeta, addolorato dall'aggravarsi della malattia di Lidia e poi dalla morte di lei. L’occasione nasce da una nevicata che smorza i rumori della città e rende l’atmosfera spettrale. La neve comunica inoltre un senso di calma e di ovattato. La malinconia del paesaggio si accorda con lo stato d’animo dell’io lirico e con le sue riflessioni sulla fine della vita. I rintocchi delle ore evocano voci e sospiri fuori dal tempo. Gli uccelli che picchiano ai vetri rappresentano le anime di amici che aiutano il poeta ad attendere la morte con serenità.
Forma metrica: Cinque distici elegiaci. Il poeta, per l'unica volta nella sua poesia "barbara", sembra qui voler riprodurre gli accenti ritmici (e non quelli grammaticali) del modello classico. E' un esempio di poesia metrica che rimanda ai sentimenti interiori del poeta. |
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