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Il poeta immagina che l'esercito piemontese abbia già varcato il Ticino e che i soldati siano fermi sulla sponda sabbiosa del fiume e per un attimo si volgono dietro. tutti sono assorti con la mente nei fatti che accadranno e sicuri, nei loro cuori, del valore della loro gente, hanno giurato: il Ticino non separerà più due stati diversi, non ci sarà un luogo in Italia dove sorgano frontiere! (non fia…mai più)
Altri valorosi patrioti lombardi (forti) hanno risposto a quel giuramento (giuro) da altre regioni d'Italia (fraterne contrade = perché tutte italiane), preparandosi alla lotta dapprima clandestinamente (nell’ombra), e venendo adesso alla luce del sole. Le sacre parole del giuramento sono state, proferite; o moriranno combattendo, o insieme gioiranno sulla terra liberata.
Solo chi potrà distinguere nell'acque del Po quelle dei suoi affluenti (Dora Baltea e Riparia, Bormida affluente del Tanaro, Ticino e Orba che scorre tra i boschi), chi potrà separare le acque che nel Po sono arrivate dal Mella e dall’Oglio (già fra loro confuse prima di arrivare al Po), chi potrà togliere dal Po i mille torrenti che vi versa l’Adda,
solo lui riuscirà a dividere un popolo che ha conquistato la sua libertà e, andando indietro nella sua storia e nel suo destino (fati), farla ritornare agli antichi (prischi) dolori; un popolo che sarà o tutto libero e unito, o tutto schiavo, così come è unico di armi, di lingua, di religione, di storia, di stirpe e di indole.
Il Lombardo era straniero sulla sua terra, doveva starci con lo stesso volto sfiduciato (sfidato) ed umile, e con lo sguardo rivolto a terra (atterrato) e pieno di paura con cui (con che) sta un mendicante in terra straniera, tollerato per pietà (sofferto per mercede). Il volere dello straniero (l’altrui voglia) costituiva legge; il suo destino dipendeva dalle decisioni segrete (imposte quindi) del dominatore, il suo dovere (la sua parte) era quello di servire senza parlare.
L'Italia torna nei propri diritti (retaggio: eredità nel senso di patrimonio storico e spirituale nazionale), e il suo suolo viene riconquistato. Oh stranieri, raccogliete in fretta e furia le vostre cose ed andate via da una terra che non vi ha generato. Non vedete che è tutta in movimento dalle Alpi allo stretto di Messina? Non vedete che ormai è ribelle (infida) e trema sotto il peso del piede straniero?
Sulle vostre bandiere, oh stranieri, sta la macchia vergognosa di un giuramento tradito (le promesse di libertà fatte dagli austriaci nel 1814 dopo la cacciata dei francesi), un principio da voi proclamato vi accompagna verso un'ingiusta guerra (iniqua tenzon). Voi che insieme (a stormo) gridaste in quei giorni (all'epoca delle battaglie contro Napoleone): Dio non tollera le oppressioni; ogni popolo deve essere libero e cessi (pera) l’ingiusto diritto (iniqua ragion) imposto con la forza delle armi (spada).
Se la terra, che vi vide soffrire per lo stato di servitù, copre i morti di coloro che vi hanno sfruttato, se il volto di genti stranieri vi sembrò insopportabile in quei giorni, chi ha detto che il dolore degli italiani sarà infruttuoso (sterile) ed eterno? chi vi dice che il Dio che ha esaudito i vostri desideri non ascolti anche le nostre grida di dolore?
Sì, proprio quel Dio che coprì con le onde del Mar Rosso (onda vermiglia) il malvagio faraone che inseguiva il popolo di Israele; proprio quel Dio che pose in pugno alla coraggiosa (maschia) Giaele il martello (il maglio) e guidò il colpo (con cui uccise Sisara), quel Dio che è padre di tutti i popoli e che non può aver detto al germano (Germano: austriaci e tedeschi sono accomunati sotto la stessa stirpe) di raccogliere i frutti di una terra che non è sua e di togliere gli artigli (ugne) e conquistare l'Italia.
Cara Italia, dovunque è arrivato il grido di dolore per la tua lunga servitù! Dove ancora ogni speranza del genere umano non è andata perduta, dove ormai la libertà è già stata conquistata, dove ancora cresce nell'ombra (nel segreto), dove si piange per la situazione di oppressione c'è qualcuno che è dalla tua parte.
Quante volte hai sperato in un aiuto straniero, quante volte vanamente hai atteso l'arrivo di un aiuto dal mare! (duplice: adriatico e tirreno) Alla fine l’aiuto sorge da te stessa, i tuoi figli sono usciti a combattere, nati dalla tua terra, stretti intorno alla bandiera, incitati e resi ancor più forti dalle sofferenze (armati dé propi dolori).
Oh valorosi, sui volti oggi risplenda apertamente l'ira nutrita in tanti anni di clandestinità, si combatta per l'Italia. Il destino è sulle vostre spade (brandi). O vedremo l'Italia risorta, seduta all'assemblea de popoli, o la vedremo più avvilita, insultata, sotto il simbolo del potere, il terribile scettro straniero (orrida verga).
(Strofa aggiunta nel 1848 ed allusiva forse alle 5 giornate di Milano) Oh giornate della nostra rivincita; misero (dolente) colui che da lontano, dalle parole degli altri, come un estraneo, ne sentirà parlare; povero colui che dovrà dire ai suoi figli di non aver partecipato, di non aver potuto salutare quel giorno la bandiera vincitrice. |
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Tema: Marzo 1821 è un’ode composta di getto nel marzo 1821 durante i moti insurrezionali piemontesi. Il Manzoni precorrendo gli eventi, immagina che l’esercito di Carlo Alberto fosse sul punto di varcare il Ticino per soccorrere i patrioti lombardi contro l’Austria. Ma in realtà ciò non avvenne perché fu firmato un accordo con gli austriaci, per questo l’ode fu occultata dal Manzoni. La lirica è dedicata alla memoria di un combattente straniero, Teodoro Koerner, caduto per la libertà della sua patria combattendo contro Napoleone. In questo modo è fissato il tema dell’ode, cioè il diritto di ogni popolo a conquistare e difendere la propria libertà, e inoltre il Manzoni esalta l’ideale nobile dell’unità nazionale.
Schema metrico: 13 strofe di otto versi decasillabi (riprende con minima variazione lo schema del coro del Carmagnola) scelta che imprime al testo un ritmo fortemente scandito, quasi da marcia militare, e insieme permette un forte rilievo delle singole parole e immagini. |
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