1. Passata è la tempesta:

  2. Odo augelli far festa, e la gallina,

  3. Tornata in su la via,

  4. Che ripete il suo verso. Ecco il sereno

  5. Rompe là da ponente, alla montagna;

  6. Sgombrasi la campagna,

  7. E chiaro nella valle il fiume appare.

  8. Ogni cor si rallegra, in ogni lato

  9. Risorge il romorio

  10. Torna il lavoro usato.

  11. L'artigiano a mirar l'umido cielo,

  12. Con l'opra in man, cantando,

  13. Fassi in su l'uscio; a prova

  14. Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua

  15. Della novella piova;

  16. E l'erbaiuol rinnova

  17. Di sentiero in sentiero

  18. Il grido giornaliero.

  19. Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride

  20. Per li poggi e le ville. Apre i balconi,

  21. Apre terrazzi e logge la famiglia:

  22. E, dalla via corrente, odi lontano

  23. Tintinnio di sonagli; il carro stride

  24. Del passeggier che il suo cammin ripiglia.

  25. Si rallegra ogni core.

  26. Sì dolce, sì gradita

  27. Quand'è, com'or, la vita?

  28. Quando con tanto amore

  29. L'uomo a' suoi studi intende?

  30. O torna all'opre? o cosa nova imprende?

  31. Quando de' mali suoi men si ricorda?

  32. Piacer figlio d'affanno;

  33. Gioia vana, ch'è frutto

  34. Del passato timore, onde si scosse

  35. E paventò la morte

  36. Chi la vita abborria;

  37. Onde in lungo tormento,

  38. Fredde, tacite, smorte,

  39. Sudàr le genti e palpitàr, vedendo

  40. Mossi alle nostre offese

  41. Folgori, nembi e vento.

  42. O natura cortese,

  43. Son questi i doni tuoi,

  44. Questi i diletti sono

  45. Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena

  46. È diletto fra noi.

  47. Pene tu spargi a larga mano; il duolo

  48. Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto

  49. Che per mostro e miracolo talvolta

  50. Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana

  51. Prole cara agli eterni! assai felice

  52. Se respirar ti lice

  53. D'alcun dolor: beata

  54. Se te d'ogni dolor morte risana.

 

 

 

La tempesta è passata, sento gli uccelli far festa, e la gallina,

tornata sulla strada che ripete il suo verso (La prima rima interna (“festa-tempesta”) sottolinea il contrasto fra quella tempesta passata e questa gioia presente). Ecco che il sereno appare improvvisamente (rompe) a ponente,verso la montagna; la campagna si libera

(sgombrasi, dall'oscurità e dalla nebbia che l'offuscava)

e nella valle si torna a vedere il fiume (I due verbi “rompe; sgombrarsi”, indicano una liberazione).

 

Ogni animo si rallegra, da ogni parte riprendono i soliti rumori

e riprende le occupazioni di sempre (lavoro usato).

L’artigiano, con il lavoro (opra) in mano,

si affaccia (fassi) cantando (in segno di gioia) sull’uscio

a guardare il cielo umido; in fretta (a prova, in contrasto

al moto lento dell'artigiano: l'uno contempla, l'altra si affretta

con uno scopo preciso) esce la giovane ragazza (la popolana)

a raccogliere l'acqua

della pioggia (piova, arcaico e poetico per pioggia) da poco caduta;

e l’ortolano ambulante (erbaiuol) ripete di sentiero

in sentiero il consueto richiamo giornaliero.

Ecco (ripreso dal v.4 di fronte ad un nuovo motivo di stupore)

il sole che ritorna a splendere (sorride) per poggi

e casolari sparsi nella campagna.

La servitù (la famiglia) apre le finestre,

apre le porte dei terrazzi e delle logge:

e dalla via maestra (via corrente) in lontananza,

si sente un tintinnio di sonagli;

il carro del viandante  che riprende

il suo viaggio stride.

Ogni animo si rallegra (riprende il v.8).

Quando la vita è così dolce

e così gradita come ora?

Quando l’uomo si dedica (intende)

con così tanta passione alle proprie occupazioni (studi)

 come in questo momento?

O torna al lavoro (opre)? O inizia una nuova attività (cosa nova imprende)? Quando si ricorda un po’ di meno dei suoi mali? (riassume il senso delle interrogative precedenti: tornando al lavoro con animo sollevato l'uomo dimentica dolore e sofferenze passate).

Il piacere è figlio del dolore (ecco cos'è dunque il piacere: il prodotto della cessazione del dolore), è solo una gioia vana (un'illusione), frutto del timore ormai passato, per il qual timore (onde) chi odiava la vita (la vita aborria) arrivò (si scosse) a temere (paventò) la morte;

onde (con lo stesso valore del v.34; in forza del qual timore) le persone fredde, silenziose, pallide (per paura appunto), con un lungo tormento, sudarono ed ebbero il batticuore nel vedere  fulmini, nuvole e vento rivolti contro di noi (alle nostre offese).

O natura benevola (cortese, ironico nei confronti della natura),

sono questi i tuoi doni, sono questi i piaceri che tu porgi ai mortali (amara desolata constatazione).  Fra noi il piacere è uscire dalla paura, cessare di soffrire. Tu spargi in abbondanza dolore; il dolore nasce

come immediata conseguenza (spontaneo sorge) della pena e quel poco piacere che talvolta per prodigio (mostro, latinismo)e per miracolo nasce dal dolore (d'affanno), è un gran guadagno (detto ancora con sarcasmo). O prole dell'uomo cara agli dei! (altra nota sarcastica: sono stati davvero misericordiosi se ti hanno dato questo destino!) puoi dirti davvero molto felice se ti è concesso (ti lice) di tirare il respiro (se ti è consentita una breve tregua) da qualche dolore: (ti puoi ritenere) beata se la morte ti libera (risana, guarisce) da tutti i dolori.

 
   

 

 

 

 

Tema: Composta nel settembre del 1829, descrive, con un’attenzione tenera e affettuosa, il ritornare della pace e dell’attività a Recanati dopo un temporale che aveva interrotto la trama regolare e provocato angoscia e terrore. Da questo susseguirsi Leopardi trae spunto non per celebrare il piacere, ma per mettere in evidenza la malignità della natura, che ci concede brevi piaceri che interrompono per poco un dolore.

Il canto, iniziato con una lieta apertura sulle campagne rasserenate e sui cuori umani che tornano ad essere fiduciosi, finisce con pensieri tristi sul destino umano, che raggiunge la vera felicità solo nella morte.

Lessicale-tematico: la prima parte, che coincide con la prima strofa (1-24), è descrittiva; la seconda, che occupa le altre strofe (25-54), è meditativa.

 

Forma metrica: Canzone libera. Risulta di stanze o ‘movimenti’. Settenari e endecasillabi si succedono secondo le esigenze dell’ispirazione e la rima non ha schema prestabilito. L’unico elemento di regolarità è dato dal ripetersi del settenario alla fine di ogni strofa