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La tempesta è passata, sento gli uccelli far festa, e la gallina, tornata sulla strada che ripete il suo verso (La prima rima interna (“festa-tempesta”) sottolinea il contrasto fra quella tempesta passata e questa gioia presente). Ecco che il sereno appare improvvisamente (rompe) a ponente,verso la montagna; la campagna si libera (sgombrasi, dall'oscurità e dalla nebbia che l'offuscava) e nella valle si torna a vedere il fiume (I due verbi “rompe; sgombrarsi”, indicano una liberazione).
Ogni animo si rallegra, da ogni parte riprendono i soliti rumori e riprende le occupazioni di sempre (lavoro usato). L’artigiano, con il lavoro (opra) in mano, si affaccia (fassi) cantando (in segno di gioia) sull’uscio a guardare il cielo umido; in fretta (a prova, in contrasto al moto lento dell'artigiano: l'uno contempla, l'altra si affretta con uno scopo preciso) esce la giovane ragazza (la popolana) a raccogliere l'acqua della pioggia (piova, arcaico e poetico per pioggia) da poco caduta; e l’ortolano ambulante (erbaiuol) ripete di sentiero in sentiero il consueto richiamo giornaliero. Ecco (ripreso dal v.4 di fronte ad un nuovo motivo di stupore) il sole che ritorna a splendere (sorride) per poggi e casolari sparsi nella campagna. La servitù (la famiglia) apre le finestre, apre le porte dei terrazzi e delle logge: e dalla via maestra (via corrente) in lontananza, si sente un tintinnio di sonagli; il carro del viandante che riprende il suo viaggio stride. Ogni animo si rallegra (riprende il v.8). Quando la vita è così dolce e così gradita come ora? Quando l’uomo si dedica (intende) con così tanta passione alle proprie occupazioni (studi) come in questo momento? O torna al lavoro (opre)? O inizia una nuova attività (cosa nova imprende)? Quando si ricorda un po’ di meno dei suoi mali? (riassume il senso delle interrogative precedenti: tornando al lavoro con animo sollevato l'uomo dimentica dolore e sofferenze passate). Il piacere è figlio del dolore (ecco cos'è dunque il piacere: il prodotto della cessazione del dolore), è solo una gioia vana (un'illusione), frutto del timore ormai passato, per il qual timore (onde) chi odiava la vita (la vita aborria) arrivò (si scosse) a temere (paventò) la morte; onde (con lo stesso valore del v.34; in forza del qual timore) le persone fredde, silenziose, pallide (per paura appunto), con un lungo tormento, sudarono ed ebbero il batticuore nel vedere fulmini, nuvole e vento rivolti contro di noi (alle nostre offese). O natura benevola (cortese, ironico nei confronti della natura), sono questi i tuoi doni, sono questi i piaceri che tu porgi ai mortali (amara desolata constatazione). Fra noi il piacere è uscire dalla paura, cessare di soffrire. Tu spargi in abbondanza dolore; il dolore nasce come immediata conseguenza (spontaneo sorge) della pena e quel poco piacere che talvolta per prodigio (mostro, latinismo)e per miracolo nasce dal dolore (d'affanno), è un gran guadagno (detto ancora con sarcasmo). O prole dell'uomo cara agli dei! (altra nota sarcastica: sono stati davvero misericordiosi se ti hanno dato questo destino!) puoi dirti davvero molto felice se ti è concesso (ti lice) di tirare il respiro (se ti è consentita una breve tregua) da qualche dolore: (ti puoi ritenere) beata se la morte ti libera (risana, guarisce) da tutti i dolori. |
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Tema: Composta nel settembre del 1829, descrive, con un’attenzione tenera e affettuosa, il ritornare della pace e dell’attività a Recanati dopo un temporale che aveva interrotto la trama regolare e provocato angoscia e terrore. Da questo susseguirsi Leopardi trae spunto non per celebrare il piacere, ma per mettere in evidenza la malignità della natura, che ci concede brevi piaceri che interrompono per poco un dolore. Il canto, iniziato con una lieta apertura sulle campagne rasserenate e sui cuori umani che tornano ad essere fiduciosi, finisce con pensieri tristi sul destino umano, che raggiunge la vera felicità solo nella morte. Lessicale-tematico: la prima parte, che coincide con la prima strofa (1-24), è descrittiva; la seconda, che occupa le altre strofe (25-54), è meditativa.
Forma metrica: Canzone libera. Risulta di stanze o ‘movimenti’. Settenari e endecasillabi si succedono secondo le esigenze dell’ispirazione e la rima non ha schema prestabilito. L’unico elemento di regolarità è dato dal ripetersi del settenario alla fine di ogni strofa |
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