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Taci: il poeta si rivolge alla compagna invitandola al silenzio, per percepire con estrema attenzione i suoni straordinari della natura (v.8: ascolta;v.33: Odi?; v.40: Ascolta; v.65: Ascolta, Ascolta; v.88: Ascolta). parole...che parlano = parole straordinarie (più nuove) pronunciate da.
tamerici = arbusti sempreverdi.
scagliosi: con la corteccia a scaglie; irti: per le foglie aghiformi. mirti divini: il mirto è pianta sacra a Venere, nella mitologia classica.
fulgenti...accolti: risplendenti grazie ai fiori, ora chiusisi per la pioggia. coccole aulenti = bacche profumate. volti silvani: divenuti del colore e della sostanza del bosco.
vestimenti = abiti.
novella = purificata. favola...illuse: richiama Petrarca, Il Canzoniere ("la mia favola breve"), ma l'immagine della favola come metafora della vita era già classica (Cicerone, Seneca). Ermione = nome della mitologia greca (Ermione è figlia di Elena e Menelao) con cui qui e in altre liriche di Alcyone D'Annunzio chiama la Duse.
verdura = fogliame. con...rade = il suono della pioggia varia a seconda del fogliame, più o meno fitto, su cui cade.
pianto = la pioggia, il pianto del cielo.
australe = sperchè la pioggia è portata dall'Austro, vento di mezzogiorno; cinerino = grigio, nuvoloso.
stromenti...dita = come se gli alberi fossero strumenti musicali suonati da innumerevoli dita.
ebro = inebriato (di gioia per il piacere dell'immersione naturale), quasi in estasi.
auliscono = profumano.
l'accordo = il canto concorde. aeree = o perchè cantano tra i rami, o perchè il loro canto nasce dall'aria vibrante (al v.89 la cicala è detta figlia dell'aria). sordo = smorzato.
un canto: di rane, come apparirà dai versi seguenti.
s'allenta = si fa più debole.
che monda = che pulisce, purifica.
la figlia dell'aria = la cicala.
limo = fango, allusione allo stagno popolato di rane.
ma...esca: la donna, nel colmo della metamorfosi, appare verdeggiante (virente) cone fosse uscita dalla corteccia (scorza) di un albero.
polle = fonti. alveoli = gengive. come mandorle acerbe: cioè bianchissime. di fratta in fratta = tra i cespugli. disciolti = separati. il verde vigor rude: gli sterpi aggrovigliati, il sottobosco folto e intricato; malleoli = caviglie. c'intrica = ci impaccia. chi sa dove, chi sa dove!: richiama il v.94, l'indeterminatezza usata per il canto delle rane viene ora ripresa per il vagare senza meta dei due amanti. |
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Tema: Lirica tra le più belle e le più famose di D'Annunzio, definita una sorta di composizione musicale o una vasta sinfonia di suoni per le assonanze e l'uso attento della parola nel riprodurre toni e rumori della caduta delle gocce di pioggia sulla vegetazione. La puntigliosa descrizione del verde, affidata ai nomi propri di ogni pianta ed arbusto, coglie le molteplici sfumature nel colore dell'ambiente, rompendo l'idea di uno spazio unifome e monocromatico. La scena riguarda una passeggiata nel bosco in compagnia della donna amata, mentre la pioggia crepita sui rami e porta nella calura estiva una vita nuova, alzando i profumi e sollevando gli umori del sotto bosco. Gli amanti viaggiano verso l'amore, la più grande illusione umana che nella quiete surreale della foresta sembra divenire possibile. Il panismo (... i denti negli alveoli son come mandorle acerbe...) sembra fondere gli amanti con la natura del paesaggio, in una comunione fantastica e sublime. La pioggia caduta sulla vegetazione penetra nel terreno e viene assorbita dagli animi innamorati, fondendo le sensazioni, unendo gli amanti. Il poeta e la compagna Ermione (la Duse) si trasformano in elementi vegetali, via via immersi nell'inebriante vita naturale.
Forma metrica: Strofa lunga di 32 versi, ripetuta quattro volte. L’ultimo verso di ogni strofa è costituito dal nome della donna a cui il poeta si rivolge: Ermione. |
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