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Si riferisce al fatto che Imbonati era, essendo illuminista e riformatore, più attento alla diffusione di una cultura civilmente utile che alla poesia. Imbonati conferma di vedere con rispetto una poesia che faccia dell’utilità e della verità il suo fine e contenuto. Avuto = considerato Si riferisce a Vittorio Alfieri (lui) visto come il 1° tragediografo italiano (coturno era la calzatura utilizzata dagli attori greci delle tragedie) e che aveva nelle sue tragedie mostrato le miserie dei potenti (i protagonisti delle tragedie alfieriane erano in genere re e personaggi d’alto lignaggio). Si riferisce a Parini (quel). Con: Torna a fiorir la rosa, cita l’incipit dell’ode “L’Educazione” del Parini, che questi scrisse per festeggiare la guarigione dal vaiolo di Imbonati. Il plettro immacolato indica la poesia immacolata (ripresa dal “nobil plettro” citato in un’ode pariniana).Cui = che Gli provoca sdegno chi usurpa “un tanto Nome” (di poeta) e contamina la poesia (Pindo è il monte sacro alle Muse, numi tutelari della poesia) con il trivio. Trasformando, per la loro cattiva reputazione (perduta fama) e la mancanza di ingegno poetico (morto ingegno) la poesia in un mercato di adulazioni e di contumelie (lodi mercato e di strapazzi). Stolti! Con il (sommo...cieco) che per la Grecia andò mendicando si riferisce ad Omero, il quale non si avvalse di protezioni (ombra di possente amico) e di adulatori comprati. Ascra era la città sede delle Muse (fide amiche). Argo…Smina: cita le città che si contendevano i natali di Omero.
Si rivolge di nuovo ai poetastri (Ma Voi…), sopravvissuti alle loro stesse opere (mal lordati fogli) vi attende una senescenza nell’oscurità. Manzoni sposta qui il dialogo ad un livello ideale. Non ignota bile: si riferisce al fatto che lo stesso rancore e disprezzo per il presente malcostume gli aveva già ispirato la composizione dei Sermoni. Su l’orma propria ei giace: Manzoni allude a chi muore dopo aver vissuto senza essere sceso a compromessi. Manzoni, attraverso l’uso stilistico dell’infinito, espone un vero e proprio decalogo laico di virtù, traccia un programma di vita morale e poetica a cui il Manzoni resterà sostanzialmente sempre fedele: l’unità del sentire e del meditare, non togliere (torcer) gli occhi alla meta, conservare pura la mano e la mente, non dar loro troppo peso (curarle), non tradire il santo vero, non applaudire mai al vizio né mai deridere la virtù. |
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Tema: “In morte di Carlo Imbonati” è un carme, composto nel 1805 e pubblicato nel 1806 a Parigi, dedicato alla madre, allora in lutto per la morte dell’Imbonati, col quale essa conviveva fin dal 1792, anno della separazione legale dal marito. La composizione del carme, in cui sono celebrate le virtù dell’Imbonati, è dovuta all’affetto verso la madre, che egli vuol difendere dalle calunnie dei malevoli, ma risponde anche allo spirito di quell’ambiente libertario, in cui il libero coniugio era approvato e giustificato. Il carme, analogamente a tutte le poesie precedenti la “conversione” religiosa, non verrà più stampato da Manzoni. Il testo può essere distinto in tre momenti fondamentali:
Nel carme domina un tono pacato che si accompagna con una semplicità disadorna.
Schema metrico: Il metro usato sono gli endecasillabi sciolti. |
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