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L’uomo, condannato per l’antico peccato, giaceva in terra come un masso che, caduto dalla vetta (vertice) lungo il ripido pendio (lunga erta), resta immobile a valle senza aver la forza di risalire su.
Là dove è caduto rimane immobile nella sua pesante (lenta) mole. Non accadrà (fia) nel tempo che egli possa ritornare dove stava se non per un intervento benevolo (virtude amica).
Così giaceva l’uomo, erede del peccato originale (il fallo primo) dal giorno che un’inesprimibile (ineffabile – che non si può esprimere a parole secondo una concezione mistica) punizione promessa da Dio ad Adamo e Eva (ira promessa) oppresse l’uomo fino al fondo (imo) di ogni male. Superbo = perché l’uomo si era reso colpevole del peccato di superbia.
Quale tra i nati dopo il peccato originale (nati all’odio) poteva rivolgersi a Dio (Santo inaccessibile) per chiedere perdono, fare un nuovo patto e strappare all’inferno vincitore la sua preda (cioè l’uomo).
Annunzia la nascita del Salvatore attraverso la citazione di un passo biblico (Ecco…figlio –Isaia IX,6) e l’avvento della nuova speranza grazie all’incarnazione di Cristo. Avverse forze = dell’inferno.
Dalle sedi celesti (magioni eteree) sgorga una fonte (della Grazia). Il paesaggio descritto è di origine mediorientale, dove esistono letti di fiumi perlopiù secchi e quindi pieni di rovi (bronchi) e che si riempiono solo nella stagione delle piogge.
O figlio, tu che sei generato dall’eterno e sei eterno come lui. Nemmeno l’estensione del cielo più ampio (vasto empiro) ouò comprenderti. Il cielo stesso è creato dalla tua parola (la tua parola il fe’).
E tu ti sei umiliato a incarnarti nell’uomo (creata argilla).
Se nei giudizi di Dio il perdono vince sulla vendetta allora la sua pietà è veramente infinita.
Efrata = Betlemme Vaticinato ostello = luogo indicato nella profezia. Salì (ascese – Betlemme era su un colle) una donatrice di vita (alma) vergine, gloria d’Israele, gravida di tale figlio (grave di tal portato). E’ nato come promesso dalla profezia.
Mira = ammirabile
L’angelo che annuncia l’evento,non si rivolge ai potenti ma ai pastori, ignorati dal mondo insensibile (al duro mondo ignoti). Vegliate = vigilate Subito = all’improvviso
La compagnia fedel = i pastori devoti
Stridere = sibilare
Umil riposo = presepio. |
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Tema: Tra il luglio e il settembre del 1813 fu steso “Il Natale”, terzo in ordine di composizione. Il procedimento narrativo usato dal Poeta fa frequente ricorso a reminiscenze bibliche e liturgiche, spegnendo in parte lo slancio lirico iniziale. Tema dell’inno è l’evento della nascita di Cristo, e il suo carattere insieme di Grazia divina e di necessità di redenzione dell’umanità corrotta. L’inno può essere diviso in due segmenti: 1. > Il tema dogmatico dell’intervento della grazia divina (tramite il sacrificio di Cristo) come unica possibilità di redenzione per l’umanità traviata dal peccato originario; 2. > la descrizione dell’evento della nascita di Gesù. Le due componenti tematiche sono connotate nell’inno da un diverso trattamento stilistico: · - il tema dogmatico ha uno svolgimento più difficile con un frequente ricorso a figure retoriche (per esempio l’ampia similitudine iniziale) e riferimenti classici (danteschi e virgiliani soprattutto) evidenti sul piano lessicale per l’utilizzo di latinismi e arcaismi. · - La narrazione storica ha un andamento più facile e lineare, con una sintassi e un lessico di immediata lettura.
Schema metrico: 16 strofe di settenari. |
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