Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle
estese pianure

Questa è la Senna
E
in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla

Di tenebre

 

 

 

Mi tengo … mutilato: sto vicino a questo albero schiantato dalle bombe. Mutilato suggerisce anche un'implicita analogia tra l'albero, che le bombe hanno ridotto a un troncone, e gli uomini mutilati dalle ferite ricevute in guerra.

Abbandonato: può essere riferito sia al poeta sia all'albero; l'ambiguità è certo voluta da Ungaretti, in quanto arricchisce la carica semantica del verso. Il senso è: lasciato (Ungaretti o l'albero) in questa dolina, che ha la tristezza malinconica di un circo equestre vuoto; Dolina: grande buca a forma di cratere, tipica della zona carsica, dovuta all'erosione delle acque nei terreni calcarei; Languore: abbandono, malinconia, desolazione.

 

Urna: è una parola derivata dal latino, che fa parte del linguaggio aulico connotazione di sacralità (come al verso successivo reliquia).

 

 Isonzo: il fiume che scorre lungo l'altopiano del Carso, bagnando Gorizia e Monfalcone.

 

 

 

Come … acqua: camminando leggero sul fondo accidentato e sassoso del fiume; l'immagine dell'acrobata si riferisce alla difficoltà di stare in equilibrio sui sassi.

 

 

 

Come un beduino: come un nomade arabo che vive nelle steppe e nei deserti, Ungaretti si piega quasi imitando l'atto della preghiera islamica. Il paragone nasce dal recupero memoriale dell'infanzia e dell'adolescenza trascorse in Egitto e anticipa la successiva evocazione del fiume Nilo.

 

 

Mi … universo: il fante-poeta, facendo quel "bagno purificatore" nell'Isonzo, si è sentito in armonia con l'universo intero, riconoscendosi come una piccola parte, un filo (docile fibra) dell'universo

 

 

In armonia: il tormento del fante-poeta è costituito dal non sentirsi in armonia con l'universo, cioè estraneo al mondo che lo circonda. E' evidente l'allusione all'abbrutimento della guerra, che annebbia lo spirito.

 

Occulte mani: le mani nascoste e misteriose della natura, che penetrano nell'intimo del poeta. Ungaretti scrive: "Sono le mani eterne che foggiano assidue il destino di ogni essere vivente"; M'intridono: impregnano il fante-poeta di una linfa o di un liquido vitale; il riferimento specifico è all'acqua del fiume. Le mani sono le mani dell'Isonzo.

La rara felicità: la felicità di sentirsi in armonia con la natura.

 

Ripassato: passato in rassegna, ricordato. Le acque dell'Isonzo hanno ricordato a Ungaretti i momenti della sua vita legati ad altri fiumi.

 

 

 

 

Serchio: è il fiume della Toscana che scorre vicino a Lucca, nella zona dalla quale era originaria la famiglia Ungaretti. Al Serchio hanno attinto, si sono cioè metaforicamente abbeverati, i suoi predecessori.

 

 

Nilo: è il fiume dell'Egitto, dove Ungaretti è nato ed ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza.

Ardere d'inconsapevolezza: il piccolo Giuseppe si sentiva bruciare dal desiderio di fare esperienze, sentiva, dentro di lui, una vita assolutamente spontanea e naturale, cioè le sue passioni non erano ancora frenate da una matura autocoscienza; Estese pianure: la casa di Ungaretti era in periferia, ai margini del deserto, che iniziava proprio lì, manifestandosi in tutta la sua estensione.

In quel … conosciuto: nelle acque torbide (caratteristica reale) della Senna, Ungaretti si è rimescolato, con allusione alle tumultuose e anche contrastanti esperienze esistenziali e culturali della vita parigina. Scrive il poeta: "E' Parigi che incomincia a darmi, prima di quella più compiuta che mi darà la guerra, più chiara conoscenza di me stesso, che era stata impotente a concedere a Mohammed Sceab che vi era venuto con me e che non ebbe in grazia di incominciare a conoscersi senza morirne". La Senna rappresenta la maturazione anche dolorosa di Giuseppe e il sacrificio dell'amicizia più cara: Mohammed si suicida proprio a Parigi, che sembrava offrire tante opportunità da cogliere. La conoscenza è dunque innanzitutto sofferenza per il giovane Ungaretti.

Contati nell'Isonzo: che l'Isonzo gli fa ricordare.

Nostalgia … traspare: è questa la nostalgia del passato evocata da ognuno dei tre fiumi, ora che la notte avvolge il fante-poeta e lo protegge con le sue tenebre, come la corolla che avvolge il cuore del fiore. La corolla della notte è fatta di tenebre, ma queste tenebre, grazie all'esperienza memoriale, hanno riconciliato il fante-poeta con la vita.

   

 

  
 

Tema: Passando in rassegna i fiumi lungo i quali ha trascorso la sua vita, Ungaretti ne ripercorre le tappe:

-          il Serchio della Lucchesia (terra d’origine dei suoi genitori);

-          il Nilo(lungo il quale è nato e ha trascorso infanzia e adolescenza);

-          la Senna parigina (dove è avvenuta la sua formazione culturale);

-          e infine l’Isonzo, teatro della guerra combattuta dal poeta-soldato.

Ungaretti definisce questa lirica la propria “ carta d’identità”.

In questa poesia, considerata dalla critica uno dei testi cardine della raccolta, s’intrecciano alcuni dei motivi più ricorrenti nell’opera di Ungaretti. Quello dell’acqua e dell’immersione purificatrice, quello della scarnificazione, della riduzione all’essenziale nel sasso levigato, quello dell’esule, del girovago, nelle figure dell’acrobata e del beduino.

 

Forma metrica: Versi liberi.