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Mi tengo a
quest’albero mutilato
Stamani mi sono
disteso
L’Isonzo
scorrendo
Mi sono accoccolato
Questo è l’Isonzo
Il mio supplizio
Ma quelle occulte
Ho ripassato
Questi sono
Questo è il Serchio
Questo è il Nilo
Questa è la Senna
Questi sono i miei
fiumi
Questa è la mia
nostalgia Di tenebre |
Mi tengo … mutilato: sto vicino a questo albero schiantato dalle bombe. Mutilato suggerisce anche un'implicita analogia tra l'albero, che le bombe hanno ridotto a un troncone, e gli uomini mutilati dalle ferite ricevute in guerra. Abbandonato: può essere riferito sia al poeta sia all'albero; l'ambiguità è certo voluta da Ungaretti, in quanto arricchisce la carica semantica del verso. Il senso è: lasciato (Ungaretti o l'albero) in questa dolina, che ha la tristezza malinconica di un circo equestre vuoto; Dolina: grande buca a forma di cratere, tipica della zona carsica, dovuta all'erosione delle acque nei terreni calcarei; Languore: abbandono, malinconia, desolazione.
Urna: è una parola derivata dal latino, che fa parte del linguaggio aulico connotazione di sacralità (come al verso successivo reliquia).
Isonzo: il fiume che scorre lungo l'altopiano del Carso, bagnando Gorizia e Monfalcone.
Come … acqua: camminando leggero sul fondo accidentato e sassoso del fiume; l'immagine dell'acrobata si riferisce alla difficoltà di stare in equilibrio sui sassi.
Come un beduino: come un nomade arabo che vive nelle steppe e nei deserti, Ungaretti si piega quasi imitando l'atto della preghiera islamica. Il paragone nasce dal recupero memoriale dell'infanzia e dell'adolescenza trascorse in Egitto e anticipa la successiva evocazione del fiume Nilo.
Mi … universo: il fante-poeta, facendo quel "bagno purificatore" nell'Isonzo, si è sentito in armonia con l'universo intero, riconoscendosi come una piccola parte, un filo (docile fibra) dell'universo
In armonia: il tormento del fante-poeta è costituito dal non sentirsi in armonia con l'universo, cioè estraneo al mondo che lo circonda. E' evidente l'allusione all'abbrutimento della guerra, che annebbia lo spirito.
Occulte mani: le mani nascoste e misteriose della natura, che penetrano nell'intimo del poeta. Ungaretti scrive: "Sono le mani eterne che foggiano assidue il destino di ogni essere vivente"; M'intridono: impregnano il fante-poeta di una linfa o di un liquido vitale; il riferimento specifico è all'acqua del fiume. Le mani sono le mani dell'Isonzo. La rara felicità: la felicità di sentirsi in armonia con la natura.
Ripassato: passato in rassegna, ricordato. Le acque dell'Isonzo hanno ricordato a Ungaretti i momenti della sua vita legati ad altri fiumi.
Serchio: è il fiume della Toscana che scorre vicino a Lucca, nella zona dalla quale era originaria la famiglia Ungaretti. Al Serchio hanno attinto, si sono cioè metaforicamente abbeverati, i suoi predecessori.
Nilo: è il fiume dell'Egitto, dove Ungaretti è nato ed ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza. Ardere d'inconsapevolezza: il piccolo Giuseppe si sentiva bruciare dal desiderio di fare esperienze, sentiva, dentro di lui, una vita assolutamente spontanea e naturale, cioè le sue passioni non erano ancora frenate da una matura autocoscienza; Estese pianure: la casa di Ungaretti era in periferia, ai margini del deserto, che iniziava proprio lì, manifestandosi in tutta la sua estensione. In quel … conosciuto: nelle acque torbide (caratteristica reale) della Senna, Ungaretti si è rimescolato, con allusione alle tumultuose e anche contrastanti esperienze esistenziali e culturali della vita parigina. Scrive il poeta: "E' Parigi che incomincia a darmi, prima di quella più compiuta che mi darà la guerra, più chiara conoscenza di me stesso, che era stata impotente a concedere a Mohammed Sceab che vi era venuto con me e che non ebbe in grazia di incominciare a conoscersi senza morirne". La Senna rappresenta la maturazione anche dolorosa di Giuseppe e il sacrificio dell'amicizia più cara: Mohammed si suicida proprio a Parigi, che sembrava offrire tante opportunità da cogliere. La conoscenza è dunque innanzitutto sofferenza per il giovane Ungaretti. Contati nell'Isonzo: che l'Isonzo gli fa ricordare. Nostalgia … traspare: è questa la nostalgia del passato evocata da ognuno dei tre fiumi, ora che la notte avvolge il fante-poeta e lo protegge con le sue tenebre, come la corolla che avvolge il cuore del fiore. La corolla della notte è fatta di tenebre, ma queste tenebre, grazie all'esperienza memoriale, hanno riconciliato il fante-poeta con la vita. |
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Tema: Passando in rassegna i fiumi lungo i quali ha trascorso la sua vita, Ungaretti ne ripercorre le tappe: - il Serchio della Lucchesia (terra d’origine dei suoi genitori); - il Nilo(lungo il quale è nato e ha trascorso infanzia e adolescenza); - la Senna parigina (dove è avvenuta la sua formazione culturale); - e infine l’Isonzo, teatro della guerra combattuta dal poeta-soldato. Ungaretti definisce questa lirica la propria “ carta d’identità”. In questa poesia, considerata dalla critica uno dei testi cardine della raccolta, s’intrecciano alcuni dei motivi più ricorrenti nell’opera di Ungaretti. Quello dell’acqua e dell’immersione purificatrice, quello della scarnificazione, della riduzione all’essenziale nel sasso levigato, quello dell’esule, del girovago, nelle figure dell’acrobata e del beduino.
Forma metrica: Versi liberi. |
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