1. Or poserai per sempre,

  2. Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,

  3. Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,

  4. In noi di cari inganni,

  5. Non che la speme, il desiderio è spento.

  6. Posa per sempre. Assai

  7. Palpitasti. Non val cosa nessuna

  8. I moti tuoi, né di sospiri è degna

  9. La terra. Amaro e noia

  10. La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.

  11. T'acqueta omai. Dispera

  12. L'ultima volta. Al gener nostro il fato

  13. Non donò che il morire. Omai disprezza

  14. Te, la natura, il brutto

  15. Poter che, ascoso, a comun danno impera,

  16. E l'infinita vanità del tutto.

 

Ora ti acquieterai per sempre

Stanco mio cuore. E’ finito l’ultimo inganno (l'inganno estremo = l'ultima illusione, l'amore per Aspasia), che io avevo creduto eterno. E’ finito. Sento ormai che non è cancellata solo la speranza, ma persino il desiderio dei dolci inganni d’amore in noi.

Acquietati per sempre.

Troppo palpitasti. Non vi è oggetto

che meriti i tuoi turbamenti,

né di moti di desiderio è degna la terra.

La vita è solo dolore e noia e nient’altro

e tutto il mondo è fango.

Riposati (t'acqueta) ormai, disperati

per l’ultima volta. L’unico dono accordato dal fato

al genere umano è il morire.  Ormai dispezzato

dalla natura, potere cattivo (brutto poter)

che insidiosamente

domina a comune danno

sull’infinita vanità di tutto.

 

 

   

 

 
 

Tema: Il brevissimo componimento a se stesso, fu scritto da Leopardi nel maggio 1833. Il testo fa parte dei Canti e più precisamente del Ciclo di Aspasia, nella terza fase della poesia leopardiana (1831-37). Aspasia è lo pseudonimo che Leopardi dà a Fanny Targioni Tozzetti, donna di cui è innamorato ma che però non ricambia i suoi sentimenti.

Il tema trattato è quello della disillusione nei confronti dell’esistenza umana. Si capta dal testo un invito disperato da parte dell’io lirico a non illudersi più che esista sulla terra qualcosa (o qualcuno) che sia ancora degno di essere amato.

Il poeta si rivolge direttamente al suo cuore dicendogli di riposarsi per sempre, egli sente dentro di se che il desiderio di piacevoli illusioni e di speranze si è esaurito. Al genere umano la natura non ha concesso altro che la morte.

Rappresenta la sintesi della penultima fase di Leopardi. Stilisticamente è spoglia, essenziale, senza sentimento.

Il testo può essere diviso in sequenze che vanno dal v. 1 al v. 5, dal v. 6 al v. 10 e dal v. 11 al v. 16. Il motivo che accomuna l’inizio di ogni sequenza è il riposo del cuore del poeta, che rimanda al tema dell’abbandono di ogni illusione, di ogni speranza.

I versi «Or poserai per sempre,/Stanco mio cor» (vv. 1-2), «Posa per sempre/assai palpitasti» (vv. 6-7), «T’acqueta omai. Dispera/l’ultima volta» hanno una struttura abbastanza simile e, come si vede, propongono con sempre maggior forza il tema del riposo del cuore (si noti l’uso di verbi di forza crescente : «Poserai», «Posa [dunque] »e «T’acqueta omai», con l’ultimo verbo che acquista un senso definitivo).

 

Forma metrica: Il testo non ha partizione strofica e si presenta in un’unica strofa  di endecasillabi e settenari liberamente alternati e rimati.