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ALTA E' LA NOTTE |
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Alta è la notte, ed in profonda calma dorme il mondo sepolto, e in un con esso par la procella del mio cor sopita. Io balzo fuori delle piume, e guardo; e traverso alle nubi, che del vento squarcia e sospinge l’iracondo soffio, veggo del ciel per gl’interrotti campi qua e là deserte scintillar le stelle. Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque, e verrà tempo che da voi l’Eterno ritiri il guardo, e tanti Soli estingua? E tu pur anche coll’infranto carro rovesciato cadrai, tardo Boote, tu degli artici lumi il più gentile? Deh, perché mai la fronte or mi discopri, e la beata notte mi rimembri, che al casto fianco dell’amica assiso a’ suoi begli occhi t’insegnai col dito! Al chiaror di tue rote ella ridenti volgea le luci; ed io per gioia intanto a’ suoi ginocchi mi tenea prostrato più vago oggetto a contemplar rivolto, che d’un tenero cor meglio i sospiri, meglio i trasporti meritar sapea. Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque, dunque io per sempre v’ho perduti, e vivo? e questa è calma di pensier? son questi gli addormentati affetti? Ahi, mi deluse della notte il silenzio, e della muta mesta Natura il tenebroso aspetto! Già di nuovo a suonar l’aura comincia de’ miei sospiri, ed in più larga vena già mi ritorna su le ciglia il pianto.
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Alta = profonda, lat.
piume = letto; metonimia poetica. che....l’iracondo soffio = che l'irato (iracondo) soffio del vento squarcia e sospinge innanzi. del ciel per gl’interrotti campi = interrotti dalle nuvole; metafora ricalcata dall'"agros coeli" latino; deserte = solitarie. Oh vaghe stelle = da qui Leopardi trasse la celebre apostrofe in apertura delle Ricordanze "Vaghe stelle dell'Orsa...". carro = quello formato dalle stelle dell'orsa maggiore di cui al verso seguente. tardo = lento; l'Orsa maggiore si trova vicino al Polo e quindi il suo spostamento appare più lento; Boote = nome greco della costellazione dell'Orsa maggiore. artici = settentrionali. rimembri = ricordi. t’insegnai = ti segnalai. rote = movimenti circolari.
prostrato = chinato; stavo inginocchiato dinanzi a lei.
Oh rimembranze! = l'apostrofe e l'incalzante serie degli interrogativi che seguono lasceranno una profonda impressione in Leopardi fino ad influenzarne la sintassi, ravvisabile soprattutto nell'ode "A Silvia". mi deluse = mi ingannò.
in più larga vena = vena in questo caso designa il flusso dell'acqua e sta a significare: con più abbondanza. |
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Tema: L'ode fa parte dei "Pensieri d'amore" scritti per Carlotta Stewart e pubblicati nel 1783, in seno alla raccolta poetica dei Versi. La corona poetica è suddivisa in dieci momenti, di cui quest'ode rappresenta l'VIII, e sviluppa in versi la materia del Werther (tranne i pensieri V e IX). I dieci componimenti vengono scritti negli anni in cui il poeta frequenta il salotto fiorentino di Fortunata Sulgher, dove conosce Carlotta, una giovane fanciulla della quale s’innamora perdutamente e si ispirano ad alcuni passi dei "Die Leiden des jungen Werthers" di Goethe. Il pensiero VIII in realtà non deriva direttamente dal Werther ma dai Canti di Ossian (Ossian è per Werther il più grande poeta di tutti i tempi), dove, in uno dei poemi più belli Il Cartone (vv.608-619), un'oscura minaccia turba il corso sempre uguale del sole. La riflessione sulla caduta degli astri e sulla fine del mondo è tipica della letteratura preromantica e i solitari pensieri notturni del Poeta vertono appunto su tale tematica, sulla possibile fine dell'intero universo con il conseguente cadere degli astri e del sole nel caos originario. Leopardi attingerà copiosamente a questa lirica, specie per quanto concerne le Ricordanze, il cui incipit è identico al verso montiano:" Vaghe stelle...". ed inoltre la seconda parte dell’idillio leopardiano A Silvia ha il medesimo andamento finale del pensiero del Monti.
Forma metrica: endecasillabi sciolti. |
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