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fanali = l'illuminazione del viale di Bologna che conduce alla stazione. accidiosi = lenti, monotoni - e l'aggettivo insieme con l'immagine successiva: sbadigliando la luce su 'l fango (gettando una luce fioca), suggerisce l'idea del tedio, della desolazione, che dominerà il componimento).
Flebile...vaporiera = il fischio della locomotiva è dapprima come un lamento, poi come un urlo acuto (il climax degli aggettivi segna il crescendo del suono);come...fantasma = il cielo cupo (plumbeo) conferisce ad ogni cosa un aspetto quasi spettrale.
a che = con quale fine; carri foschi = carrozze del treno scure e tetre; ravvolta e tacita = imbacuccata e silenziosa; tormenti...lontana? = speranze tormentose perchè incerte e lontane (le speranze non sono meno tormentose degli ignoti dolori).
Tu pur = anche tu (Lidia è la donna amata dal Carducci); la tessera = il biglietto; secco...guardia = al rumore secco che fa la macchinetta con cui il controllore (guardia) fora il biglietto. Carducci fa un paragone con il tempo incalzante che inghiotte giovinezza, momenti di gioia e ricordi.
nero = si ricollega ai 'carri foschi' del v.10; incappucciati...vigili = i frenatori, con gli impermeabili neri di tela cerata con cappuccio;
tentati = percossi (latinismo) dalle mazze di ferro. di fondo...pare = al suono lungo e lugubre mandato dai freni sembra rispondere un'eco di noia angosciata che viene dal profondo dell'anima.
oltraggi = insulti, per la secca violenza del gesto e del rumore. l'ultimo appello = l'ultimo invito a salire sil treno fatto dai conduttori. su' vetri, dei finestrini.
il mostro : il treno viene trasfigurato miticamente e diventa un mostro che rapisce il poeta e la donna amata (Carducci è contro il progresso); crolla = vibra; ansa = ansima; i fiammei occhi = i fanali; immane...spazio = la locomotiva lancia nell'oscurità un fischio acutissimo (immane è latinismo) che fende lo spazio per una lunga distanza.
empio = spietato (latinismo). con traino...portasi = il treno porta via con sè la donna amata (gli amori miei è un plurale alla latina) tirandosi dietro le carrozze agganciate fra loro con spaventoso fracasso, simile ad un mostro che sbatte le ali.
Nelle tre strofe che seguono il Poeta ricorda un momento felice vissuto con Lidia sotto 'il giovin sole di giugno', rievocato per contrasto con il grigiore e il tedio della mattina autunnale. stellanti...pace: occhi luminosi come stelle che comunicano un senso di pace.
fremea = trepidava; tepid'aere = aere è latinismo, intende 'nell'aria tiepida'; arrisero = sorrisero; si piacea = si compiaceva.
molle = liscia, delicata. come...gentile = i miei sogni, più luminosi del sole, circondavano come un'aureola la sua figura delicata.
caligine = nebbia fitta, latinismo. torno...com'ebro = il ritorno a casa senza Lidia rappresenta il ritorno ad una realtà tanto dolorosa da stordire: ad esse: è riferito alla pioggia e alla nebbia.
oh...anima! = il poeta fa un'analogia con le foglie che cadono dagli alberi e che diventano per metafora i sogni e le illusioni che si spengono e cadono sull'anima del poeta; per tutto = ovunque.
a chi...l'essere = a chi ha perduto ogni legame con la vita. |
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Tema: La poesia consta di due nuclei lirici distinti e composti in momenti diversi: i vv.37-48 rievocano un incontro con Lidia avvenuto a Milano, mentre il resto nasce non più da un’immagine estiva ma da un ricordo autunnale. Questa elegia, che chiude le Odi barbare, riflette la tristezza di un momento particolarmente buio per Carducci, addolorato dall’aggravarsi della malattia di Lidia e poi dalla morte di lei. Come in altre Odi barbare (Fuori alla Certosa di Bologna, Su Monte Mario, Ave), il motivo ispiratore della lirica è il pensiero ossessivo della morte, che qui si esprime in toni di intensa e sobria elegia.
Forma metrica: cinque distici elegiaci. |
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