1. Silvia, rimembri ancora

  2. quel tempo della tua vita mortale,

  3. quando beltà splendea

  4. negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

  5. e tu, lieta e pensosa, il limitare

  6. di gioventù salivi?

  7. Sonavan le quiete

  8. stanze, e le vie d'intorno,

  9. al tuo perpetuo canto,

  10. allor che all'opre femminili intenta

  11. sedevi, assai contenta

  12. di quel vago avvenir che in mente avevi.

  13. Era il maggio odoroso: e tu solevi

  14. così menare il giorno.

  15. Io gli studi leggiadri

  16. talor lasciando e le sudate carte,

  17. ove il tempo mio primo

  18. e di me si spendea la miglior parte,

  19. d’in su i veroni del paterno ostello

  20. porgea gli orecchi al suon della tua voce,

  21. ed alla man veloce

  22. che percorrea la faticosa tela.

  23. Mirava il ciel sereno,

  24. le vie dorate e gli orti,

  25. e quinci il mar da lungi, e quindi il monte

  26. Lingua mortal non dice

  27. quel ch’io sentiva in seno.

  28. Che pensieri soavi,

  29. che speranze, che cori, o Silvia mia!

  30. Quale allor ci apparia

  31. la vita umana e il fato!

  32. Quando sovviemmi di cotanta speme,

  33. un affetto mi preme

  34. acerbo e sconsolato,

  35. e tornami a doler di mia sventura.

  36. O natura, o natura,

  37. perché non rendi poi

  38. quel che prometti allor? perché di tanto

  39. inganni i figli tuoi?

  40. Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,

  41. da chiuso morbo combattuta e vinta,

  42. perivi, o tenerella. E non vedevi

  43. il fior degli anni tuoi;

  44. non ti molceva il core

  45. la dolce lode or delle negre chiome,

  46. or degli sguardi innamorati e schivi;

  47. né teco le compagne ai dì festivi

  48. ragionavan d’amore.

  49. Anche perìa fra poco

  50. la speranza mia dolce: agli anni miei

  51. anche negaro i fati

  52. la giovinezza. Ahi come,

  53. come passata sei,

  54. cara compagna dell’età mia nova,

  55. mia lacrimata speme!

  56. Questo è il mondo? questi

  57. i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,

  58. onde cotanto ragionammo insieme?

  59. questa la sorte delle umane genti?

  60. All’apparir del vero

  61. tu, misera, cadesti: e con la mano

  62. la fredda morte ed una tomba ignuda

  63. mostravi di lontano.

 

 

fuggitivi = schivi

il limitare di gioventù salivi: è una metafora, vuole esprimere che Silvia stava per oltrepassare la soglia che immette nella giovinezza (salivi cela un anagramma di Silvia).

 

Sonavan…d’intorno = enjamblement

Perpetuo canto = deriva da Virgilio, Eneide.

Opre femminili = lavori tipicamente femminili.

 

Vago = vale per bello; Odoroso = con un solo tratto viene evocato uno sfondo di primavera.

Menare = condurre lietamente, trascorrere.

 

Leggiadri, sudate = sottile opposizione tra i due aggettivi.

Ove…parte = sulle quali io spendevo la mia giovinezza e la parte migliore di me;

D’in…ostello = dai balconi della casa paterna.

 

 

 

 

Orti = vale latinamente giardini.

 

Lingua…seno = impossibile esprimere i sentimenti nel mio cuore (similmente Tetrarca nel Canzoniere).

 

Cori = ‘cuori’ e per traslato ‘sentimenti’.

 

 

Affetto = ‘passione’ nel senso di ‘affanno, angoscia’.

 

 

Rendi = latinamente ‘dai’ mantenendo le promesse.

Allor = in gioventù; di tanto = del tutto; figli tuoi = quale madre snaturata.

 

Tu = Silvia; pria…verno = prima che l’inverno (cioè la maturità) facesse seccare l’erba (cioè le illusioni della giovinezza).

Chiuso = oscuro, irrimediabile, implacabile.

 

Molceva = lusingava, blandiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

età mia nova = giovinezza.

Speme = Silvia è diventata ormai il simbolo della speranza, la speranza stessa.

 

 

vero = qui, il disvelamento dell'illusione.

Nell’ultima strofa il velo delle illusioni è caduto: con …lontano = il destino del Poeta è anche più crudele di quello di Silvia: essendo rimasto in vita dopo che la speranza è caduta, l’unica prospettiva di liberazione resta quella della morte.

 
   

 

 
 

Tema: “A Silvia” (à Selva/natura) è l’inizio di una nuova stagione poetica, tra il ’28 e il ’30. Questo canto, composto a Pisa nel 1828, è dedicato a una fanciulla che il poeta realmente conobbe, forse Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818.

Ma non è funebre commemorazione, non è neppure canzone per Silvia, in onore di lei: è una confessione del poeta. Nasce questo lungo e commosso colloquio con Silvia, la cui morte prematura diventa il simbolo delle speranze stesse del poeta, diminuite all’apparire della terribile verità della condizione umana. Tutto il canto è costruito sulle esperienze parallele della giovinezza di Silvia, precocemente troncata dalla morte, e delle illusioni del poeta. L’immagine della donna si smorza nel mito della speranza.

Silvia è rappresentata nel fiorire della sua giovinezza in primavera, invece la sua morte in inverno. Il rapporto con la vita della fanciulla con il valore metaforico della stagione della giovinezza e di quella della morte è che nella prima rispecchia il tempo di speranze e di gioie, invece nella seconda le delusioni e la morte. In questa canzone la Natura manifesta un duplice aspetto, ora ispirando serenità e dolcezza, ora vista come causa principale dell’infelicità umana; matrigna crudele e indifferente che mette al mondo i suoi figli senza che questi lo vogliano, inseriti in un meccanismo di vita e di morte.

 

Forma metrica: Canzone libera (costituisce il primo campione della cosiddetta ‘canzone libera’ leopardiana). Risulta di sei strofe a lunghezza varia. Settenari e endecasillabi si succedono secondo le esigenze dell’ispirazione e la rima non ha schema prestabilito. L’unico elemento di regolarità è dato dal ripetersi del settenario alla fine di ogni strofa. E' la prima canzone di questo tipo, che segna l'abbandono degli schemi tradizionali con stanze omometriche.